Idol Rock, il gigantesco monolito di Brimham Moor che sfida le leggi della fisica


La natura ci sorprende con rocce che sembrano quasi cadere, precipitando nel vuoto, sorprendentemente in equilibrio precario tra cielo e terra. Il Regno Unito, ad esempio, è pieno di formazioni rocciose cariche di profonda spiritualità ma qui non siamo in presenza di un centro religioso come Stonehenge e non sono molti i libri che trattano di Brimham Moor, terra degli antenati celtici, dove pietre e magie vanno di pari passo dalla notte dei tempi. Un certo numero di curiose formazioni rocciose, opera di decine di migliaia di anni di erosione, modellate dal vento e dalle intemperie, punteggiano una distesa di 50 ettari di Brimham Moor, nel North Yorkshire, in Inghilterra, assumendo nomi intriganti (Baboon Rock, The Dancing Bear, Duke’s Nose), ma la più impressionante tra tutte, quella che va ben oltre “l’orso ballerino” e “le rocce equilibriste”, tutte protette dal National Trust, è Idol Rock, un monolito pesante ben 200 tonnellate, in equilibrio su una piccola base piramidale. La gigantesca formazione rocciosa, alta circa 30 metri, che sembra costantemente sul punto di crollare, sfida le leggi della fisica, lasciando increduli i numerosi visitatori di Brimham Moor.

Questa attrazione unica è conosciuta anche come“Druids Idol” e alcune tra le numerose foto circolate per anni su Internet, la ritenevano il risultato, perfettamente riuscito, di un ritocco da 110 e lode con Photoshop. In realtà è semplicemente il frutto dell’incommensurabile talento artistico di Madre Natura, che ha reso il luogo tra gli ambienti più strani del Regno Unito. Durante l’epoca vittoriana, si riteneva che le decine di rocce dalle forme più disparate fossero state create dai Druidi mentre, solo nel 20esimo secolo, la gente ha finalmente capito che sono il risultato di 18.000 anni di erosione costante. La struttura è aperta tutto l’anno, di solito dalle 8:00 sino al tramonto. L’ingresso è gratuito, pagando solo il parcheggio dell’auto. Tra passeggiate, escursioni, arrampicate e suggestive foto, c’è spazio anche per un gelato in un chiosco con tavoli da pic-nic che offre uno spettacolo mozzafiato: le incredibili rocce di Brimham, in un habitat naturale raro e prezioso per la flora e la fauna, con muretti a secco che offrono riparo agli animali selvatici, voliere e stagni e i bellissimi colori dei mirtilli che prosperano nelle brughiere.

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I CORVI SON PIU’ INTELLIGENTI DI UN BAMBINO DI 5 ANNI


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In una gara di cervelli, un uccello può battere un bambino? Secondo studi recenti, un giovane corvide è riuscito a risolvere un problema che ha spiazzato bambini di 5 anni.Kitty, una cornacchia della Nuova Caledonia, ha capito che facendo cadere dei sassi in un tubo pieno d’acqua poteva far aumentare il livello in un altro tubo, riuscendo così a beccare un pezzo di carne che vi galleggiava.Per far questo, Kitty deve avere una qualche percezione della relazione causa-effetto. È un po’ come capire che spingendo un interruttore sul muro si accende la luce sul soffitto. Si pensava che solo gli esseri umani fossero in grado di elaborare un pensiero causale, in realtà anche alcuni animali, tra i quali gli scimpanzé e i ratti, dimostrano questa capacità.

Altro che cervello di gallina

Sembra proprio che il cervello degli uccelli non sia poi così diverso da quello dei mammiferi. I corvidi, noti per la capacità di crearsi strumenti a loro utili e di risolvere problemi complessi, sono gli Einstein del mondo dei volatili. Anche gli antichi Greci avevano notato la loro sorprendente intelligenza. In una delle favole di Esopo, un corvo assetato si trova di fronte al dilemma di non riuscire a raggiungere l’acqua sul fondo di un vaso. Capisce, però, che il livello dell’acqua sale quando ci fa cadere dentro dei ciottoli. E così, sasso dopo sasso, arriva a dissetarsi.Sembra proprio che ci sia del vero in questa fiaba. Già qualche mese fa, uno studio sulle cornacchie della Nuova Caledonia descriveva come i corvidi usassero la strategia dei sassi per far emergere da un tubo pieno d’acqua un boccone di carne collegato a un tappo di sughero. Un recente esperimento, finanziato dal National Geographic Society/Waitt Grants Program e pubblicato il 23 luglio dalla rivista PLoS ONE, mostra che i corvidi possono risolvere un problema anche più complesso, capendo che i sassi lasciati cadere in un tubo aumentano il livello dell’acqua in un secondo tubo.Dei sei corvidi che hanno sostenuto il test, solo Kitty, un esemplare preso nel territorio francese della Nuova Caledonia e tenuto brevemente in cattività, lo ha superato. E pensare che non aveva più di otto mesi quando è riuscito in questa prodezza.

Più intelligenti dei bambini?

Il team dei ricercatori ha sottoposto anche un gruppo di 64 bambini tra i 4 e i 10 anni a un test analogo: i più grandi l’hanno superato facilmente, mentre la maggior parte dei bambini di 4 e 5 anni non c’è riuscita, nonostante ripetuti tentativi.A dire il vero, l’apparato sperimentale usato per il test dei corvi e dei bambini era leggermente diverso, perciò non si può sapere se i bambini più piccoli avrebbero superato il test fatto a Kitty. Ci vorranno altri studi per capirlo, dice Corina Logan, biologa della University of California di Santa Barbara, responsabile dell’indagine. Resta innegabile che Kitty ha delle capacità cognitive stupefacenti, al pari di esseri umani molto più vecchi di lei.John Marzluff, biologo della University of Washington di Seattle, esperto di corvidi e non coinvolto nello studio, afferma: “Il notevole successo di alcuni corvidi, rispetto ad altri, nel risolvere problemi difficili è molto simile alle differenze di performance tra individui della specie umana.””Mi aspetto che alcuni uccelli siano molto intelligenti e altri più lenti nell’apprendere, proprio come i bambini. Il risultato ottenuto è importante e suggerisce che la capacità di attenzione, apprendimento, e concentrazione nei corvidi può variare molto, proprio come tra le persone”, osserva Marzluff.

Giocare in campo neutro

Le cornacchie della Nuova Caledonia raramente si trovano nella situazione descritta dalla favola di Esopo, ma il fatto di dover svolgere un compito per loro nuovo non è un difetto dello studio, anzi lo avvalora, a detta di Logan.Scegliere per il test un’attività che i corvidi probabilmente non sperimentano nel loro ambiente naturale “rende il campo d’azione neutro e quindi più adatto per confrontare capacità cognitive di specie diverse”, compresi gli esseri umani, continua Logan. “È un modo per arrivare a sapere cosa i corvidi sanno del mondo e come risolvono i problemi”.