COSA CONTIENE LA SABBIA, VISTA AL MICROSCOPIO?


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Cosa contiene la sabbia veramente. Quanto l’abbiamo apprezzata da bambini, quando in riva al mare creavamo formine e castelli, scavavamo buche, creavamo percorsi per giocare con le biglie, incuranti di ‘impanarci’ come una cotoletta. Già allora sapevamo quanto fosse bella oltre che divertente, benché ad occhio nudo si mostrasse solo una enorme distesa di colori caldi, dal dorato al marrone.

Ma oggi possiamo avere un’idea della sua incredibile meraviglia, osservandola al microscopio. Le sue immagini parlano da sole e ci lasciano quasi senza parole.

Il dottor Gary Greenberg, scienziato, biologo e fotografo, da anni immortala la struttura della sabbia vista al microscopio, regalandoci queste spettacolari fotografie. La sua passione per la scienza e la fotografia lo ha portato, nel corso degli anni, a creare da sé uno strumento in grado di dare una spettacolare profondità di campo alle immagini, fino ad arrivare ad una definizione in 3D.

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Greenberg ha scoperto le meraviglie della composizione della sabbia quasi per caso, cercando di sviluppare un microscopio sempre più avanzato. Cominciò ad esaminare la sabbia delle Hawaii che gli spedì il fratello come souvenir da Maui e rimase sbalordito nello scoprire le sue forme.

Sfogliare le sue foto è come guardare il catalogo di una collezione di perle e monili. Le particelle hanno delle forme incredibilmente belle ed ognuna di esse è il risultato di un processo di trasformazione lungo migliaia, milioni di anni.

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Oggi Greenberg afferma di avere circa un centinaio di ampolle di sabbia stipate nel suo laboratorio e provenienti quasi da ogni spiaggia del mondo: dalle Bermuda alle Hawaii, dall’Asia agli Stati Uniti. La composizione dei granelli è la più variegata: scaglie minerali, granelli di lava, frammenti di resti biologici (coralli, ecc.), che rispecchiano l’ecosistema biologico e geologico dell’area in cui la sabbia è stata prelevata.

Il lavoro che sta portando avanti questo scienziato ci offre uno spunto di riflessione apparentemente banale, ma effettivamente trascurato da ciascuno di noi: dobbiamo sempre osservare con attenzione anche le cose più semplici che abbiamo attorno: è attraverso quelle che è possibile vedere l’universo che vi si cela all’interno.

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l’origine etrusca dei vini francesi


I vini francesi hanno i loro antenati nei vini etruschi importati tra il 500 e il 400 avanti Cristo. Lo dimostra una ricerca che ricostruisce l’inizio della viticoltura in Francia. La datazione arriva da nuove prove archeologiche bio-molecolari prodotte dall’analisi di anfore etrusche importate nel sito portuale di Lattara nel sud della Francia. I dati emersi svelano l’inizio della viticoltura celtica o gallica in Francia intorno al 500-400 avanti Cristo.

La ricerca “The Beginning of Viniculture in France” e’ stata pubblicata sulla rivista Pnas e condotta da Patrick McGovern del Biomolecular Archaeology Laboratory del Museum of Archaeology and Anthropology dell’Universita’ della Pennsylvania che ha spiegato: “Adesso sappiamo che gli antichi Etruschi italiani avvicinarono i Galli alla cultura mediterranea del vino attraverso l’importazione nel sud della Francia”. Tra le “impronte” rilevate nelle anfore, l’acido tartarico dell’uva eurasiatica e del vino nel Medio Oriente e nel Mediterraneo e additivi a base di erbe come rosmarino, basilico e timo, nativi del centro Italia, dove probabilmente il vino era realizzato.


Il Grüner See un fenomeno naturale unico al mondo








C’è un posto, non troppo distante dall’Italia, dove proprio in questo periodo dell’anno, avviene un fenomeno naturale unico al mondo che può suggerire una meta originale per una breve vacanza.

Ogni anno, poco prima della stagione estiva, un ghiacciaio alpino si scioglie e inonda la valle sottostante di acqua cristallina, formando un lago temporaneo, di quasi 7 ettari, che in alcuni punti raggiunge gli 11 metri di profondità,dove prima c’erano prati, pascoli e sentieri.
Il Grüner See (letteralmente Lago Verde) si trova ai piedi dello Hochschwab, la montagna più alta delle Alpi settentrionali di Stiria, in Austria.
Il nome del lago deriva dal colore dell’acqua, verde come i prati sommersi che si trovano sul fondo.
Oltre ai prati sul fondale si intravedono panchine, sentieri, arbusti fioriti alberi.
Essendo l’acqua cristallina, la visibilità dei fondali è di circa 40 metri, quindi perfetta anche per le riprese subacquee, anche se l’acqua, dai 4° agli 8°, è gelida.
L’amena località è presa di mira da appassionati di immersioni e pescatori.
Prima che arrivi l’inverno, l’acqua del lago evapora, lasciando la valle quasi asciutta, in attesa della successiva bella stagione.
Se siete curiosi di vedere cosa c’è sottacqua, ho trovato in rete un video girato dal fotografo e cameramen Alexander Benedik, dal titolo “Water Level 9.4 m”.



Come sconfiggere le formiche con metodi naturali


Ogni stagione ha i suoi pregi e difetti, la primavera e l’estate portano con se la scocciatura delle ‘invasioni’ di formiche che, pur facendo parte anch’esse della Natura, si rivelano talvolta dei veri flagelli… Chi desidera eliminare questo problema potrà trovare di seguito dei suggerimenti per risolvere la questione con metodi naturali, a costo zero e senza pericoli, soprattutto se in giro per casa ci sono bambini e animali.

Se le formiche hanno invaso casa vostra, il giardino o l’orto, potete sconfiggerle spargendo nei punti critici un mix di bicarbonato di sodio, zucchero a velo e lievito di birra in polvere, quest’ultimo deve essere 1/3 del volume totale. Il composto va cosparso nei punti più frequentati dalla formiche, lo zucchero a velo le attrae, mentre il bicarbonato e il lievito di birra le uccidono.

Se la formica, oltre a nutrirsi, lo porta nel formicaio, probabilmente altre formiche, compresa la regina, se ne nutriranno e non avranno via di scampo. La raccomandazione è di fare in modo che il composto non vada a contatto con acqua, altrimenti non è più efficace.

Metodo alternativo naturale e a basso costo è l’uso del miele che attira le formiche. Se non riuscite a cacciarle da casa provate a mettere nelle vicinanze dei loro passaggi dei contenitori con un po’ il miele, le formiche, attirate, entreranno nel contenitore e rimarranno inevitabilmente intrappolate nel miele.

Esistono metodi meno cruenti, finalizzati ad allontanare le formiche, anch’essi di semplice realizzazione e tutti low cost. Ad esempio l’uso dell’aceto è molto efficace se distribuito con un contenitore spray nei punti più cruciali, vicino al nido, sui davanzali delle finestre, in cucina, insomma ovunque esse abbiano un passaggio. L’aceto si asciuga rapidamente, l’odore diventa, per noi, impercettibile in breve tempo ma per le formiche no, per loro funziona come repellente.

Non sono graditi neppure il succo di limone e l’olio essenziale di limone, così come le foglie di menta. Dunque per allontanare questi insetti sgraditi si può collocare un’abbondante quantità di foglie di menta sminuzzate nei punti ‘a rischio’ e le formiche se ne andranno.

Per finire anche con il cetriolo (non sbucciato) si ottiene lo stesso risultato, se ne tagliano tante fettine e si collocano nei punti critici.

Ora non resta che augurarvi buona fortuna!

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A due passi dalla Casa Bianca nasce il ritrovo di chi va a caccia di alieni


Maxi-donazione di un appassionato, il “Paradigm Research Group” lancia una serie di incontri sui misteri con tre ex membri del Congresso

Ufologi, sostenitori delle teorie cospirative, appassionati di misteri e più in generale avversari del governo federale questa settimana hanno un luogo dove ritrovarsi.
Al National Press Club, a breve distanza dalla Casa Bianca, si svolgono le prime audizioni pubbliche sull’esistenza degli extraterrestri celebrate a Washington dal 1968. La differenza è che allora a ospitarle fu il Congresso di Washington mentre adesso hanno la veste di «eventi cittadini» e ad organizzarli è l’associazione «Paradigm Research Group», grazie a 600 mila dollari di finanziamenti raccolto da un anonimo appassionato di ufologia residente in Canada. Ad ascoltare le testimonianze sono tre ex membri del Congresso: la democratica Roscoe Bartlett del Maryland e i repubblicani Mike Gravel dell’Alaska e Merrill Cook dello Utah.
Ognuno di loro ha ricevuto un gettone di presenza da 20 mila dollari per dare una cornice di solennità e credibilità a quanto viene narrato, riproponendo alcuni dei misteri più dibattuti. A cominciare dal presunto atterraggio a Roswell, in New Mexico, nel 1947 di un disco volante con a bordo degli alieni. A raccontare «quanto avvenne a Roswell e ci hanno finora nascosto» è stato Stanton Friedman, che si definisce un «investigatore civile», ricostruendo la «visita degli extraterrestri sulla Terra» iniziata con «la caduta di un disco volante recuperato dal governo». «Era chiaro che a bordo di quell’oggetto non c’era nulla di terrestre ma il governo nascose tutti – ha dichiarato, dopo la rituale formula di giuramento – è evidente che gli alieni ci fanno visita e il governo mente ai cittadini». Ogni udienza viene videoregistrata e viene messa online, in inglese e spagnolo, al fine di dare massimo risalto all’evento.
L’intento è lo stesso che spinse «Paradigm Research Group» a indirizzare nel 2011 al presidente Barack Obama una petizione con 50 mila firme chiedendogli di «riconoscere formalmente che gli extraterrestri sono in contratto con la razza umana». La curiosità per l’evento è dovuta anche alle presenze nel pubblico inclusa quella di Louis Farrakhan, il leader della «Nazione dell’Islam» che afferma di aver avuto un incontro personale con degli Ufo. L’ex deputato Cook, durante una sosta dei lavori, ha spiegato così la partecipazione al singolare evento: «Non ho idea se sugli Ufo ci sia un “cover up” del governo, so che ci sono cose che il governo nasconde e dunque ho alla vicenda degli extraterrestri un approccio aperto, senza alcun tipo di pregiudizi».


Cosi’ si diventa pilota interplanetario


Paolo Bellutta, l’italiano che guida Curiosity su Marte

 Sta seduto alla scrivania a Pasadena, in California, ma e’ come se avesse ‘occhi e gambe’ su Marte. Un ‘avatar’ lassu’ gli permette di vivere una vita meta’ terrestre e meta’ marziana, e grazie a lui ha avuto la possibilita’ di imprimere un segno nelle rocce del Pianeta Rosso, una ‘firma’ che rimarra’ indelebile ‘per millenni’. E’ Paolo Bellutta, l’italiano che dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa guida il rover Curiosity su Marte. Insieme a lui ci sono altri 13 piloti ‘interplanetari’.