Le origini artiche di cammelli e dromedari


Scoperti sull’isola canadese di Ellesmere resti fossili di un antico antenato di cammelli e dromedari. Vissuto 3,4 milioni di anni fa in un ambiente a tundra e foresta boreale, era in grado di resistere al lungo inverno artico che, sia pur meno rigido di quello attuale, rendeva comunque difficile trovare acqua allo stato liquido. Sarebbero state queste condizioni ambientali a promuovere l’evoluzione degli adattamenti che avrebbero poi consetito la colonizzazione degli ambienti aridi.
Anche se oggi abitano le regioni aride che si estendono dal Nord Africa fino all’Asia centrale, le aree da cui provenivano gli antenati di cammelli e dromedari erano quelle dell’estremo settentrione artico. A testimoniarlo è il ritrovamento di alcuni resti fossili di un progenitore degli attuali camelidi nell’isola di Ellesmere, decritto in un articolo pubblicato su “Nature Communications” da un gruppo di paleontologi del Canadian Museum of Nature di Ottawa, della Dalhousie University di Halifax, sempre in Canada, e dell’Università di Manchester.
I reperti sono costituiti da una trentina di frammenti di una tibia, dai quali è stato possibile stimare le dimensioni complessive dell’animale, che sarebbero state il 29 per cento maggiori rispetto a quelle dei cammelli attuali e paragonabili a quelle di Paracamelus gigas, il cammello gigante di cui sono stati trovati fossili in Europa, Asia e Africa.

Dato che i reperti appartengono a un solo osso, per di più non completo, per determinare con sicurezza la specie a cui apparteneva i ricercatori hanno dovuto procedere all’identificazione dei resti di proteine del collagene – ancora presenti grazie al clima rigido che ne ha eccezionalmente permesso la conservazione – per confrontarli con le proteine del collagene di 37 specie di mammiferi viventi; è stata così individuata un’affinità particolarmente stretta con le analoghe proteine diC. dromedarius e, via via meno stretta, con quelle di C. bactrianus – l’attuale cammello – del lama e dell’alpaca.
Stando ai dati paleogeologici e paleoclimatici, l’animale sarebbe vissuto circa 3,4 milioni di anni fa, in un periodo il cui il clima della regione era significativamente più caldo di oggi, con una media annuale delle temperature attorno a -1,4 °C, vale a dire 18 °C superiore a quella attuale. L’antico cammello gigante si trovò comunque a confrontarsi con inverni molto rigidi e un ambiente caratterizzato da sei mesi di buio ininterrotto, in un territorio contraddistinto da vegetazione in parte a tundra e in parte a foresta boreale. Secondo i paleontologi, proprio in questo rigido ambiente si sarebbe evoluta la capacità di questi animali di resistere alla carenza di acqua allo stato liquido, poi tornata utile negli ambienti aridi che sarebbe successivamente andato a colonizzare.
Il nuovo fossile è stato trovato 1200 chilometri più a nord di qualsiasi altro reperto di camelide finora rinvenuto; era infatti noto che la famiglia dei camelidi ha avuto origine in Nord America durante l’Eocene, circa 45 milioni di anni fa, per poi diversificarsi nel corso del Miocene, circa 17 milioni di anni fa in una ventina di generi.
A circa tre milioni di anni fa risalirebbe invece una prima migrazione di alcune di queste specie verso sud fino alle regioni andine, dove hanno dato origine al guanaco e alla vigogna, di cui lama e alpaca sono le forme domestiche, Ancora più recente è stata infine la migrazione che ha portato i camelidi artici a spostarsi verso l’Asia attraverso l’attuale stretto di Bering per raggiungere infine anche l’Africa.

fonte: lescienze