COME FA IL "GECO" A CAMMINARE ANCHE SULL’ACQUA ?


Gli studiosi hanno scoperto come fanno i gechi ad aderire alle superfici bagnate nelle foreste tropicali

Gli scienziati sanno da tempo che i gechi si arrampicano sui muri meglio dell’Uomo Ragno. Ma fino ad ora non avevano ancora capito come facessero ad aggrapparsi alle superfici umide che sono comuni nei loro habitat, le foreste tropicali.
Secondo un nuovo studio, i gechi con le loro zampette possono attraversare le superfici umide che non si bagnano uniformemente, come la parte superiore cerosa di alcune foglie, ma non le superfici che come il vetro sono più facilmente bagnabili. Si tratta di “un’interessante questione che i biologi non si erano ancora posti”, ha detto Alyssa Stark, biologa presso l’Università di Akron in Ohio.
Ma a chi interessa tutto ciò? Beh, la risposta a questa curiosità potrebbe essere utile nello sviluppo di adesivi che funzionino anche in acqua, ha spiegato Stark. Immaginatevi per esempio di mettere un cerotto sott’acqua e che sia adesivo esattamente come all’asciutto.

Una situazione scivolosa

Per esaminare la presa dei gechi, Stark e colleghi hanno imbracato sei gechi Tokay (Gekko gecko) e li hanno messi su quattro superfici a diversa bagnabilità – la proprietà dell’oggetto di venire
bagnato – e cioè vetro, plexiglass, plastica trasparente e Teflon. Il plexiglass e la plastica trasparente “imitano bene la superficie delle foglie su cui normalmente i gechi si muovono in natura”.
Per misurare la presa degli animali, i ricercatori hanno fatto attraversare ai rettili le diverse superfici con le zampette immerse in acqua, fino a quando non hanno applicato una forza contraria alla direzione dell’animale, così da farlo scivolare. I risultati hanno mostrato che sul vetro, tra le zampe e la superficie, si sviluppa una pellicola d’acqua che riduce la capacità di adesione. Ma su plexiglass e plastica, le zampe dei gechi “creano delle sacche d’aria che permettono di mantenere le zampe asciutte e adesive.
Questi risultati, descritti nell’ultimo numero di PNAS, sono simili a quelli che si osservano “nei coleotteri terrestri sott’acqua, dove bolle d’aria intrappolate consentono un superficie di contatto asciutta”. “Un’applicazione piuttosto scontata”, ha detto Stark, “sarebbe quella di utilizzare questi dati per creare un nastro adesivo in grado di attaccarsi alle superfici bagnate”.
Stark sospetta che le zampe dei gechi si siano evolute in questo modo per adattarsi alle condizioni umide delle foreste pluviali. Nel caso di un temporale improvviso, per esempio, la zona non si asciuga molto rapidamente e il geco, se non fosse in grado di spostarsi velocemente sulle foglie bagnate, non riuscirebbe a sfuggire ai predatori.

Escrementi da difesa

I gechi Tokay, visto che non scappano molto facilmente, sono diventati i loro rettili da laboratorio preferiti, ha raccontato Stark. Lavorare però con queste creature lunghe anche 35 centimetri non è per niente facile: non amano essere manipolati e possono essere molto aggressivi.
“In parte, il loro meccanismo di difesa è quello di spararti addosso materia fecale”, ha detto con una risata. ”Ed è lanciata piuttosto ad alta velocità: durante gli esperimenti sono stata centrata spesso!”.

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