Se i cinesi hanno gli occhi a mandorla è a causa del clima


E’ proprio così. Del resto le dimensioni e la morfologia corporea delle popolazioni umane sono state determinate in modo significativo da graduali adattamenti (quelli tipici dei processi evolutivi) ai fattori ambientali, e in modo particolare alle componenti climatiche.
Ad esempio il colore della pelle varia in rapporto alla quantità di raggi ultravioletti (UV) che caratterizza la regione d’origine, e in generale a una maggiore quantità di UV corrisponde una più elevata concentrazione di melanina. E tutto ciò spiegherebbe anche il colore scuro delle popolazioni della fascia tropicale.
Ma anche altri caratteri somatici indicano, evidentemente, un processo di adattamento al clima: la forma e le dimensioni della testa, la grandezza del naso, le caratteristiche dei capelli, le proporzioni del tronco e degli arti, il rapporto superficie/massa corporea, sarebbero tutti legati al clima delle regioni d’origine. E a questi meccanismi di adattamento appartiene senz’altro anche la forma a mandorla dell’occhio delle popolazioni orientali asiatiche. 
L’occhio a mandorla è infatti tipico delle popolazioni  costrette a vivere in ambienti aridi e freddi, come le regioni interne dell’Asia (nell’immagine le steppe siberiane). Si ritiene che tale forma costituisca una sorta di protezione contro il freddo eccessivo, la polvere o il riverbero del sole sulla neve.  Addirittura nella palpebra superiore  dei Mongoli  è presente la “plica naso palpebralis”, detta anche plica mongolica, ritenuta anch’essa una mutazione sviluppatasi per adattarsi meglio al vento gelido che soffia nel Deserto del Gobi. 
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