IL PROSSIMO «PICCOLO ENORME PASSO» DELLA NASA: SI PUNTA A MARTE


 

L’orbita lunare come una palestra per i viaggi sul pianeta rosso
L’Agenzia spaziale statunitense celebra il 45 esimo anniversario dell’Apollo 11 illustrando quel che ci attende nell’esplorazione dello spazio. Una visione in cui missioni scientifiche, asteroidi e nuovi vettori fanno da sfondo all’ambizione ultima: il viaggio di andata e ritorno per Marte.

 

Next giant leap
Un’impronta a metà strada fra il suolo lunare a quello marziano: questa l’immagine evocativa scelta dalla NASA per celebrare la ricorrenza dello sbarco sulla Luna e illustrare i suoi programmi per il futuro

 

Ancora cinque giorni e l’umanità si troverà a celebrare il 45esimo anniversario dello sbarco sulla Luna. Ancora cinque anni, il 20 luglio del 2019, e sarà trascorso mezzo secolo da quel piccolo, gigantesco, passo che ha fatto la storia. E alla NASA colgono l’occasione per anticipare al mondo quali saranno i giganteschi balzi in calendario per il mezzo secolo a venire.
Marte innanzi tutto. Il manifesto d’intenti dell’Agenzia, già dalla prima frase, sottolinea come gli esseri umani che per primi cammineranno su Marte stanno già muovendo i loro passi sulla Terra. E prosegue con Path to Mars: il programma di sviluppo tecnologico del trasporto spaziale che, grazie alle esperienze maturate con la Stazione spaziale, dovrebbe portarci a essere in grado di compiere un viaggio d’andata e ritorno verso il pianeta rosso. Un sogno ormai a portata di mano per la NASA, un’impresa irrinunciabile per Buzz Aldrin, il secondo uomo a mettere piede sulla Luna: la sua speranza, ha dichiarato al Washington Post, è che il 20 luglio 2019 il successore di Obama, parafrasando Kennedy, impegni gli Stati Uniti a guidare, nell’arco di vent’anni, la colonizzazione di Marte.
Prima di Marte, però, ci sono gli asteroidi nel mirino della NASA. È in programma per il 2019 una missione robotica volta a catturare – per poi parcheggiarlo in orbita attorno alla Luna – un pezzo d’asteroide, se non addirittura un piccolo NEO tutto intero. E per la metà degli anni Venti sarà invece un equipaggio umano, promette l’Agenzia, a mettere piede su un asteroide per staccarne qualche campione. Una missione, quest’ultima, propedeutica a quella marziana, a bordo di una navicella Orion trasportata da un vettore Space Launch System: i “veicoli spaziali più all’avanguardia mai costruiti”, si legge sul sito, la meravigliosa coppia destinata a portarci, appunto, su Marte e oltre.
Ancora, nel documento di visione della NASA, le tappe che ci attendono nell’immediato futuro, anno per anno, da qui al 2019. Si comincia con il flyby di New Horizons attorno a Plutone (2015) per poi passare, l’anno successivo, alle due missioni marziane InSight (NASA) ed ExoMars (ESA). Il 2017 dovrebbe essere l’anno del ritorno all’agognata autonomia statunitense, affidata a voli commerciali, nei trasporti umani da e per la ISS. E nel 2018 sarà il turno del costosissimo James Webb Space Telescope, il telescopio spaziale destinato a raccogliere, in quanto successore designato di Hubble, il più impegnativo dei testimoni.
Questo per quanto riguarda il futuro. A rivolgere lo sguardo al passato, celebrando l’impresa dell’Apollo 11 e d’una nazione intera, ci ha pensato in prima persona l’amministratore della NASA Charles Bolden, rievocando in un messaggio video i ricordi personali di quella mitica notte, trascorsa trattenendo il respiro, con la moglie Jackie e i compagni del Naval Air Training Command, davanti a un piccolo televisore in bianco e nero.

 

 

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