Quando i genitori parlano, i figli adolescenti spengono il cervello


Una ricerca statunitense mostra che i cervelli dei figli adolescenti si “spengono” quando ascoltano i rimproveri dei propri genitori. Cosa vuol dire?

“Metti in ordine la tua stanza”. “Stanotte sei rientrato troppo tardi”. “Non hai studiato abbastanza”. Cari genitori, potete anche smetterla di sgolarvi. Un gruppo di neuroscienziati delle università di Pittsburgh, Berkeley e Harvard, diretto da Kyung Hwa Lee, ha appena scoperto che il cervello degli adolescenti ha un’attività cerebrale meno intensa della norma quando ascolta i rimproveri dei genitori. Almeno nelle aree coinvolte nella regolazione delle emozioni (la corteccia prefrontale, per esempio) e nella comprensione del punto di vista degli altri (la giunzione dei lobi parietali e temporali). Come a dire: i vostri figli vi ascoltano pure, ma non riescono a capirvi.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience. I ricercatori hanno selezionato un gruppo di 32 adolescenti e preadolescenti sani – età media 14 anni, 22 ragazze e 10 ragazzi – e hanno fatto loro ascoltare registrazioni della voce della propria madre che li rimproverava, monitorando nel frattempo la loro attività cerebrale. Gli scienziati si sono concentrati su tre reti neurali: le aree deputate, secondo studi precedentemente, all’elaborazione di emozioni negative, alla loro regolazione e alla comprensione della prospettiva dell’interlocutore.
Confrontando l’attività misurata durante l’ascolto dei rimproveri con quella relativa all’ascolto di frasi neutre (la madre che leggeva la lista della spesa, per esempio), gli scienziati hanno notato che i cervelli degli adolescenti mostravano più attività nelle aree associate alle emozioni negative (nessuna sorpresa), ma un’attività ridotta nelle regioni coinvolte con il controllo emozionale e con l’empatia. Il che, sempre secondo i ricercatori, suggerirebbe che “in risposta ai rimproveri materni, i giovani spengono la capacità di elaborazione delle emozioni e potenzialmente non pensano allo stato mentale dei propri genitori”.
Non sono conclusioni particolarmente inattese. Tuttavia, lo studio, come ricorda su Wired.com Christian Jarrett, neuroscienziato cognitivo e autore del libro Grandi miti del cervello, ha diverse limitazioni. Gli autori del lavoro, per esempio, danno per scontato il significato dei pattern di attività neurale osservati, basandosi sui risultati di ricerche precedenti – il cosiddetto errore di inferenza inversa. Inoltre, agli adolescenti che si sottoponevano all’esame non erano state fornite istruzioni specifiche, né è chiaro con quanta attenzione abbiano ascoltato le registrazioni. E negli studi di imaging cerebrale, maggiore è la quantità di istruzioni data ai partecipanti e maggiore è il controllo sull’esperimento. Dunque, a ripensarci bene, potete anche continuare a sgolarvi. Cambierà poco.

Fonte

Annunci