Marzo, il mese dell’equinozio di primavera


Inizia oggi il mese di marzo: tra meno di tre settimane sarà il giorno dell’equinozio, in concomitanza con un’importante eclissi solare in Europa

Quest’anno l’equinozio di primavera cade il 20 marzo alle ore 22:45. La parola “equinozio” deriva dal latino e significa “notte uguale” al dì. Usando questa definizione, la lunghezza del giorno risulterebbe di 12 ore. In realtà, gli effetti di rifrazione atmosferica, il semidiametro e la parallasse solare fanno sì che negli equinozi la lunghezza del giorno ecceda quella della notte. Gli equinozi di marzo e settembre sono i due giorni dell’anno nei quali hanno inizio primavera e autunno. Come noto, il piano equatoriale celeste é inclinato di 23 gradi e mezzo sul piano dell’eclittica.

Il Sole nel suo moto annuo apparente lungo l’eclittica interseca in due punti l’equatore celeste. Si chiama “equinozio di primavera” o “Punto Gamma” o “nodo ascendente” o “Punto d’Ariete” il punto d’intersezione tra l’eclittica e l’equatore celeste in cui il Sole passa dall’emisfero australe a quello boreale (cioé il Sole appare salire a nord dell’equatore celeste); mentre è detto “equinozio d’autunno” o “Punto Omega” o “nodo discendente” o “primo punto della Libra” , il punto d’intersezione tra l’eclittica e l’equatore celeste in cui il Sole passa dall’emisfero boreale a quello australe (cioé il Sole appare scendere a sud dell’equatore celeste). L’equinozio di primavera è l’inizio della metà luminosa dell’anno, è il primo giorno della stagione della rinascita, accostata da varie culture a concetti di fertilità, resurrezione, inizio; è il tempo del ritorno della vegetazione, quello in cui gli uccelli si accoppiano e la natura comincia a ricoprirsi di colori.
In India settentrionale si rimane affascinati dalla festa induista di Holi, nota come “festa dei colori”, organizzata ogni primavera per celebrare il trionfo del bene sul male; un’occasione di aggregazione comunitaria, annullando le differenze fra caste, con migliaia di persone che scendono in strada, cantando, ballando e gettandosi addosso polveri di pigmenti coloratissimi miste ad acqua. 

Proprio quest’ultima tradizione è legata al mito del dio Krishna che, avendo la pelle scura, era talmente invidioso della pelle bianca della moglie Radha, da dipingerla, un giorno, con dei colori. Da questo mito deriva anche l’usanza delle coppie innamorate di sporcarsi a vicenda il viso come segno d’affetto. 

In Giappone, il 20 o 21 marzo è festa nazionale dal 1948: si festeggia lo shunbun no hi, ossia l’equinozio di primavera.

E’ il giorno in cui le famiglie giapponesi si recano a far visita ai loro cari defunti al cimitero ed è anche l’occasione per riunirsi in famiglia per ricordare insieme gli affetti che sono venuti a mancare. Questa festività si colloca all’interno dell’haru no higan (higan significa “altra sponda”), un periodo di 7 giorni che indica il passaggio da una stagione all’altra ma anche il passaggio da uno stato di quiete, riposo e, metaforicamente, ignoranza; ad uno stato di illuminazione, realizzazione completa del sublime, meraviglia e bellezza. 

Dall’antico impero persiano risale, invece, la festa di Nawruz, o “Nuovo giorno”, che attualmente viene festeggiata in molti paesi del Medio-Oriente, Asia centrale, Turchia, Albania e in alcune repubbliche ex-sovietiche. Il 21 marzo prendono il via le le celebrazioni tra case pulite, biancheria lavata e riordinata, cose vecchie buttate per far posto alle nuove, riconciliazioni, debiti da saldare e gesti di perdono.
Ma è Sham El Nessim la festa di primavera più antica del mondo. Essa, che letteralmente significa “fiutare il vento”, segna l’inizio della primavera egiziana. I festeggiamenti tradizionali egiziani di Sham El Nessim nascono nel 2700 a.C. Il termine Shamo significa “rinnovamento alla vita” e così veniva chiamata inizialmente la più antica cerimonia dei contadini del luogo, nata per ringraziare gli dei del raccolto. Originariamente la festa non aveva una cadenza precisa e la sua celebrazione veniva ufficialmente annunciata, di anno in anno, ai piedi della Grande Piramide, la notte prima della festa; mentre in epoca moderna gli egiziani hanno deciso di celebrarla il primo lunedì dopo la Pasqua copta.

 Tanti i riti legati a tale evento, come quelle di porre una cipolla tagliata a metà sull’uscio della propria abitazione, dedicarsi a preghiere tradizionali, indossare abiti nuovi e colorati per dirigersi con parenti e amici nei giardini che costeggiano le rive del Nilo, in un clima di festa, colori, voci, allegria e particolari tradizioni culinarie. Ancora oggi il pesce rimane il fiore all’occhiello per gli Egiziani e la sua preparazione richiede un processo, talmente particolare, da essere definito una forma d’arte. In Egitto le uova sono il simbolo universale della rinascita e del cosmo. Ancora oggi, rifacendosi ad un’usanza dell’epoca delle piramidi, uova riccamente dipinte sono appese nei templi egiziani come simbolo della rigenerazione della vita e dell’universo.
Anticamente le uova simboleggiavano la mitica Fenice. Secondo la leggenda, l’Uccello di fuoco, prima di morire preparava un nido a forma d’uovo, per poi adagiarsi al centro e lasciarsi incenerire dai raggi solari. Dalle ceneri nasceva l’uovo dal quale la Fenice riprendeva la vita. Pertanto la Fenice era al contempo, la vita stessa ed il Cosmo nel quale essa portava la vita, allo stesso modo in cui la Natura genera infinitamente se stessa. Persino le cipolle poste sull’uscio dell’abitazione all’alba, traggono origine da un’altra lunga tradizione: esse, infatti, venivano usate per imbottire gli occhi delle mummie. Tanti sono i miti legati alla primavera: uno molto conosciuto, pur trovando diverse versioni, mostra bene l’idea di sacrificio e successiva rinascita: è il mito frigio di Attis e Cibele. 

Attis, bellissimo giovane nato dal sangue della dea Cibele e da questa amato, voleva abbandonarla per sposare una donna mortale, ma Cibele lo fece impazzire ed egli si evirò, morendo dissanguato. Dal suo sangue nacquero viole mammole e gli dei, non potendolo resuscitare, lo trasformarono in un pino sempreverde. Questo mito è stato ripreso dai Romani, che il 22 marzo commemoravano i Tristia, durante i quali celebravano la passione e la morte di Attis. I sacerdoti, in quel giorno, tagliavano un pino e lo portavano al tempo di Cibele, fasciandolo con bende di lana e ornandolo di ghirlande di violette per ricordare il sangue di Attis sparso sulla terra.
Il 24 marzo, detto Sanguem, i sacerdoti si laceravano spalle e braccia con coltelli e la schiena con fruste nodose, svolgendo una danza durante la quale il primo sacerdote, poteva evirarsi ad imitazione di Attis. Il 25 marzo seguivano gli Hilaria, in cui si celebrava la resurrezione di Attis, il suo ritorno alla Grande Madre. Il sacerdote, toccando con balsamo le labbra degli adoratori piangenti, sussurrava loro la buona novella, ossia che avrebbero trionfato come lui sulla morte, dicendo che la sua tomba si era aperta ed il dio levato fra i morti. Con la Pasqua i Cristiani festeggiano la “Resurrezione” di Gesù. La Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera. Si tratta quindi di una festività legata all’equinozio di primavera.

L’idea di resurrezione della natura diventò Resurrezione di Cristo in questa religione che si stava diffondendo in antitesi al Paganesimo anche se, paradossalmente, non esiste tradizione pagana che non sia stata fatta propria dalla Chiesa cristiana dei primi secoli. Lo stesso termine “Easter” ,con cui in inglese si designa la Pasqua, ci riporta ad una antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, che presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi. I popoli Celti denominarono l’equinozio di Primavera “Eostur-Monath” e successivamente “Ostara”. Il nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, e infatti si tratta di una divinità legata al sole nascente e al suo calore. A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità, che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno. Quest’ animale è diventato l’odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità.

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