Si riaccendono le speranze per il lander Philae sulla cometa 67P


Al centro di controllo della missione sono tutti pronti per mettersi in contatto con Philae già dal prossimo 12 marzo.

La cometa 67P/Churiumov-Gerasimenko si avvicina al Sole e con essa la sonda Rosetta e il suo lander Philae. Al centro di controllo della missione sono tutti pronti per mettersi in contatto, già dal prossimo 12 marzo, con Philae, nella speranza che il calore e la radiazione del Sole diventino sufficientemente intensi per ridestrarlo dal suo stato di ibernazione.
Il tempo per Philae, il lander della sonda Rosetta dell’Agenzia spaziale europea, l’ESA, rocambolescamente approdato sul nucleo della cometa 67P/Churiumov-Gerasimenko, come ricorda Media Inaf notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica, si è infatti fermato all`una e trentasei minuti del mattino del 15 novembre scorso. Le sue batterie, giunte allo stremo, e senza il supporto energetico dei pannelli solari del robottino, sospeso sul fianco in ombra di un crepaccio, gli hanno imposto un riposo assoluto. Stato di ibernazione viene appunto detto in gergo tecnico. Adesso, il 12 marzo, la sonda Rosetta, in orbita attorno alla cometa proverà a chiamare Philae dopo quasi quattro mesi di silenzio assoluto.
“Philae attualmente riceve circa il doppio dell`energia solare che riusciva a captare nel novembre scorso”, dice Stephan Ulamec, il lander manager di DLR. Anche se il trio composto dalla cometa Chutyumov Gerasimenko, Philae e Rosetta si trova ora a “solo” 300 milioni di chilometri dal Sole, “sarà probabilmente ancora troppo freddo perché il lander riesca a svegliarsi, ma vale comunque la pena provarci. D`altra parte, le condizioni per raggiungere questo risultato miglioreranno di giorno in giorno”, aggiunge Ulamec. Non solo infatti c`è bisogno di radiazione solare a sufficienza per produrre energia elettrica (la potenza minima di attivazione è di 5,5 watt), ma pure che la temperatura interna di Philae raggiunga almeno i -45 celsius affinché possa tornare al lavoro.
Nel malaugurato caso che le batterie siano andate perse a seguito del terribile freddo sofferto da Philae sulla cometa, gli ingegneri sono comunque pronti a sfoderare con sicurezza il classico piano B: “Stiamo lavorando per garantire il funzionamento del lander e dei suoi strumenti solo durante i periodi in cui è direttamente illuminato dal Sole” affermano dal team scientifico di Philae.

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