Il falso mito delle formiche lavoratrici che, in realtà, sono pigre


 

Osservando attentamente un formicaio, i ricercatori hanno scoperto che le formiche non sono tutte lavoratrici instancabili, ma molte di loro sono pigre.

Siamo abituati a parlare delle formiche come di insetti laboriosi che, mossi da un forte spirito di gruppo, dedicano la loro esistenza al lavoro eppure un recente studio della University of Arizona ha scoperto che sono molto pigre o, per meglio dire, che la pigrizia è un aspetto fondamentale per la sopravvivenza della comunità. A darne notizia sono gli entomologi Anna Dornhaus e Daniel Charbonneau che hanno raccolto le loro analisi nello studio intitolato “Workers ‘specialized’ on inactivity: Behavioral consistency of inactive workers and their role in task allocation” e pubblicato su Behavioral Ecology and Sociobiology.
I ricercatori sono partiti da alcune recenti scoperte che indicavano la presenza di alcuni membri completamente inattivi nelle colonie di formiche. Per poterle verificare, gli studiosi hanno raccolto 225 esemplari di Temnothorax rugatulus, formiche del nord America, appartenenti a 5 diverse colonie e, dopo averle inserite in formicai vetrati grazie ai quali era possibile vederle, ne hanno osservato il comportamento.
Ovviamente l’habitat ricreato era simile a quello in cui vivevano in Arizona e, per poterle riconoscere, i ricercatori ne hanno dipinto la testa, il torace e l’addome e, per tre settimane, ne hanno seguito e registrato in video i movimenti. Terminato il tempo prestabilito, i ricercatori ne hanno analizzato le attività e, dai dati raccolti, hanno notato che mentre alcune si occupavano dei più piccoli, si dedicavano alla pulizia personale, si impegnavano nell’approvvigionamento o erano coinvolte nella trofallassi, altre non facevano assolutamente nulla.
Tra le 225 formiche analizzate, i ruoli sono stati distinti in 4 macro gruppi: 34 formiche nutrici, che si occupano della uova, 26 operaie che lavoravano fuori dal nido, 62 tuttofare e ben 103 nullafacenti, queste ultime non avevano alcun tipo di ruolo e trascorrevano intere giornata e nottate senza svolgere una qualsiasi attività.
Ma come è possibile?
Secondo gli entomologi queste formiche potrebbero essere riserve utili alla comunità in caso di necessità, ma non negano la possibilità che siano semplicemente pigre. In grosse colonie infatti il lavoro può scarseggiare ed alcune si ritrovano a non avere un compito da svolgere, possiamo chiamarle disoccupate? Per adesso ci accontentiamo di constatare che la pigrizia non è soltanto una nostra prerogativa.

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Un pensiero su “Il falso mito delle formiche lavoratrici che, in realtà, sono pigre

  1. Immagino che la natura, cieca rispetto al quotidiano, abbia previsto margini di approssimazione in eccesso in ogni passaggio vitale per una specie. Tipo la ridondanza delle circonvoluzioni del dna, frettolosamente denominate “inattive” o in eccesso.
    Rispetto a questa tendenza, che a me pare ovvia: senza di essa, la ridondanza, ci saremmo estinti da un pezzo.
    Credo anche che la “pigrizia” sia all’origine dello sviluppo di una intelligenza predittiva nell’uomo e che sia proporzionale al successo di un popolo rispetto ad altri. Spinge a studiare e motiva il darsi obiettivi evoluti. Dalle tribù agli aggregati di Stati moderni di livello continentale o sovracontinentale il passaggio è lungo, ma irreversibile. Una volta iniziato un percorso ambizioni e pigrizia portano a completarlo, a meno che una tragedia non ne annulli la prospettiva possibile. Per bloccarlo nel secolo scorso si sono impiegate due guerre devastanti per il modo sviluppato con la rima e coinvolgente quasi tutto il pianeta con la seconda. L’ipotesi quindi dell’enunciato che ha originato questa riflessione è valida perché è valida per me o per chiunque. A livello istintivo.

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