I segreti della ‘Hidden Valley’ marziana


Laghi e delta di fiumi costellavano in passato il cratere marziano Gale che Curiosity sta percorrendo dall’agosto 2012. Quello che oggi è un deserto, ha ospitato l’acqua per periodi lunghissimi, fino a 10.000 anni, teoricamente più che sufficienti ad ospitare la vita. E’ quanto emerge dagli ultimi dati di Curiosity, analizzati dal gruppo guidato da John Grotzinger, del California Institute of Technology (Caltech) e pubblicati sulla rivista Science.
Un’immagine catturata da Curiosity sul sito denominato “Hidden Valley”, in una pausa del suo avventuroso viaggio verso il Monte Sharp, è stata scattata con la fotocamera Mast (MastCam) nel sol 703 della missione. La varietà di strati di fango solidificato della zona indicano un deposito di materiale sul fondo dell’antico lago che caratterizzava la zona migliaia di anni fa, e nelle vicinanze sedimenti portati dalla corrente di un fiume.
La decodifica della storia di come si sono formate queste rocce sedimentarie, e durante quale periodo di tempo, è un componente chiave nella conferma del ruolo dell’acqua e della sedimentazione nella formazione del pavimento sedimentario del cratere Gale e le basi del Monte Sharp.
“Abbiamo la prova di circa 75 metri di sedimenti e, sulla base dei dati mappati dal Mars Reconnaissance Orbiter della NASA e delle immagini inviate da Curiosity, sembra che i depositi accumulati dall’acqua avrebbero rialzato il fondo del cratere fino a 150 – 200 metri”, per un’iterazione complessiva dell’acqua fino a 800 metri sopra il fondale. Sopra gli 800 metri il Monte Sharp non mostra alcun segno di strati di roccia idrata: Grotzinger suggerisce che il resto della montagna sia quindi di origine eolica e il tumulo si sia formato con materiale secco depositato dal vento.
Dopo la recente scoperta che su Marte scorre ancora acqua liquida e salata, una nuova tessera contribuisce a completare il quadro di un pianeta che in passato era probabilmente molto più simile alla Terra di quanto si pensi. ”Di giorno in giorno Marte somiglia sempre di più alla Terra”, osserva la geologa Marjorie Chan, dell’università dello Utah, commentando la ricerca sulla stessa rivista e parafrasando quanto diceva il protagonista delle ”Cronache marziane” di Ray Bradbury. In questo caso, però, per convincersi della somiglianza non serve l’ipnosi: la ricercatrice è più che mai convinta che la similitudine sia decisamente realistica.

Fonte