Curiosity ha assaggiato Greenhorn


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A soli 18 sol di distanza dall’utilizzo del trapano su Big Sky, il rover della NASA Cusiosity ha forato un’altra roccia su Marte. Il target si chiama Greenhorn.


Il rover sta guidando su un pavimento di arenaria scura apparentemente alterata da fluidi, chiamato Unità Stimson, alla base del Monte Sharp, il grande tumulo alto 5,5 chilometri al centro del cratere Gale. Secondo i recenti risultati ci dovremmo trovare in una zona stratificata, nata dai sedimenti trasportati e consolidati dallo scorrere di antichi corsi d’acqua e dai laghi esistiti tra i 3,8 a 3,3 miliardi di anni fa circa. Qui, grandi fratture distanziate contornate da una sorta di alone chiaro, hanno iniziato a suscitare l’interesse degli scienziati spingendoli a cercare un maggior numero di punti di contatto per ottenere una panoramica completa di dati.

Quello su Greenhorn è il nono foro eseguito da Curiosity su Marte:

John Klein (sol 182), Cumberland (sol 279), Windjana (sol 621), Confidence Hills (sol 759), Mojave (sol 882), Telegraph Peak (sol 908), Buckskin (sol 1060), Big Sky (sol 1119) e Greenhorn (sol 1137, 18 ottobre 2015).

Qui sotto, una nuova edizione della tavola riepilogativa dei fori marziani: sono tutte immagini raw riprese dal MAHLI, la fotocamera che Curiosity utilizza per le macro posta in cima al suo braccio robotico, riprese in condizioni di illuminazione naturale, anche se da distanze diverse.

Purtroppo questo confronto rende l’idea ma non può essere completamente omogeneo perché la luce ambientale varia in base all’ora locale e, soprattutto su Marte, per l’opacità atmosferica e la polvere in sospensione. Per una migliore comparazione avrei dovuto scegliere tra le foto in cui il MAHLI illumina la scena con il gruppo di LED bianchi, le quali però non sono disponibili per ogni foro, rendendo l’illuminazione naturale una scelta obbligata.

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La stessa composizione, in versione saturata, evidenzia l’incredibile varietà di terreni incontrati da Curiosity.

Noterete prima di tutto che mentre i pavimenti rispondono alla saturazione in modo analogo, diventando più o meno giallo-arancione, nei fori ci sono grandi differenze.

Sappiamo per certo che John Klein (in alto a sinistra) è stato davvero un buon campione per Curiosity: prelevato a Yellowknife Bay, vicino al luogo di atterraggio, apparteneva all’affioramento Sheepbed, una roccia a grana fine di fango indurito, contenente minerali argillosi, solfati e altre sostanze, prova di un antico ambiente abitabile su Marte. Il suo colore e quello di Cumberland, prelavato poco più in là, appaiono molto simili. Anche i recenti Big Sky e Buckskin sembrano quasi identici. L’ultimo foro, invece, è sorprendentemente somigliante a Telegraph Peak ma con un quantitativo di polvere di scarto simile a John Klein.

Cosa potrebbe significare?

Un bel mucchietto di materiale intorno al foro, potrebbe indicare che siamo in presenza di una roccia morbida e a grana fine ma il colore potrebbe rappresentare grandi quantitativi di cristobalite come in Telegraph Peak?

Questa forma minerale della silice sembra essersi concentrata in Telegraph Peak più che in qualunque altro luogo studiato dal rover, forse a causa di qualche processo che rimuovendo altri elementi ha lasciato un arricchimento in silice, oppure potrebbe semplicemente essersi formata altrove per sedimentarsi in quel punto. Se Greenhorn avesse davvero qualcosa in comune con Telegraph Peak come sembra, il mistero si infittirebbe!

Ad ogni modo non ci vorrà molto per scoprirlo perché i laboratori interni di Curiosity hanno giù iniziato le analisi di rito.

Un grande mosaico da 7259 x 2836 pixel, realizzato con le immagini prese durante i sol 1137 e 1142, mostra l’intera area di lavoro: dal foro su Big Sky a destra, a quello su Greenhorn a sinistra con i relativi test di min-drill e lo scarico del materiale del campione Big Sky, in primo piano sempre sulla sinistra.

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E’ interessante notare come il foro su Big Sky appaia molto diverso da quello su Greenhorn anche visto da più lontano:

è più scuro e sembra chiaramente meno “fresco”, cioè meno recente. Il colore più scuro dipende semplicemente da una diversità del materiale oppure dai 18 sol di esposizione all’atmosfera marziana? Si tratta di un principio di ossidazione o è stato semplicemente impolverato?

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Altri cambiamenti emergono osservando la zona attorno a Greenhorn, prima e dopo la perforazione: le diverse condizioni di luce, un riposizionamento della sabbia e la polvere prodotta dal buco, trasformano incredibilmente la scena.

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Altre viste ravvicinate mostrano interessanti dettagli della polvere di scarto, come è rimasta compattata e “sporcata” dall’appoggio del trapano, e dell’interno del foro dove la ChemCam ha sparato qualche colpo di laser.

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Ora, con Greenhorn ancora in pancia, Curiosity ha ripreso il cammino e l’esplorazione del cratere Gale proprio questo week-end.

Fonte