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E’ l’acqua bollente a plasmare la superficie di Marte?


L’atmosfera di Marte è caratterizzata da una pressione molto bassa, che porta l’acqua non ghiacciata a evaporare istantaneamente: sarebbe questo, secondo un nuovo studio che ha ricreato in laboratorio condizioni simili a quelle del Pianeta Rosso, il processo che proietta lontano i granelli di sabbia, formando creste e canali che si osservano sulla superficie marziana.

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Esempi degli attuali cambiamenti superficiali marziani.

I fenomeni di trasformazione della superficie di Marte potrebbero essere l’effetto dell’ebollizione di acqua liquida: a sostenerlo sono Marion Massé dell’Università di Nantes, in Francia, e colleghi di una collaborazione franco-statunitense, in un articolo sulla rivista “Nature”. In questo caso però le alte temperature non c’entrano nulla: con la bassissima pressione che caratterizza l’atmosfera marziana, l’acqua liquida non è stabile e se non ghiaccia passa immediatamente alla fase gassosa.

Per arrivare a questa conclusione, Massé e colleghi hanno condotto una serie di esperimenti di laboratorio all’interno di una struttura, denominata Mars Chamber, che simula le condizioni di vuoto simili a quelle della superficie del Pianeta Rosso. Hanno messo un blocco di ghiaccio sul punto più alto di una pendenza sabbiosa e hanno osservato in che modo l’acqua prodotta dalla fusione percolava verso la discesa attraverso la sabbia.

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Le aree blu corrispondono alla sabbia satura dove l’acqua si sta infiltrando e le aree gialle corrispondono a sabbia asciutta.

In condizioni simili a quelle terrestri, hanno osservato un cambiamento limitato della pendenza per effetto del gocciolamento dell’acqua. Tuttavia, con valori di pressione atmosferica simili a quelli marziane, l’acqua va incontro a ebollizione, proiettando lontano granelli di sabbia. I granelli di sabbia così si accumulano, formando con il passare del tempo dei crinali che successivamente collassano.

Gli autori hanno dimostrato che nelle condizioni sperimentali da loro utilizzate, questo processo ha portato alla formazione di piccoli canali che somigliano a quelli osservati su Marte, indicando che un processo simile potrebbe essere attivo sul Pianeta Rosso.

In sostanza, come sottolinea Wouter Marra, dell’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, in un articolo di commento apparso sullo stesso numero di “Nature”, il modello tenta di spiegare le caratteristiche morfologiche della superficie di Marte con l’instabilità di considerevoli masse d’acqua, eventualmente salmastra, invece che con la stabilità come fatto da altri studi in passato.

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Confronto di morfologie formate dal flusso di acqua liquida sulla Terra e su Marte.

I risultati di Massé e colleghi non possono trovare un riscontro preciso con le caratteristiche della superficie marziana, poiché i dati raccolti dalle diverse missioni non hanno una risoluzione sufficiente allo scopo. Inoltre, l’acqua percola al di sotto della superficie, e quindi evidenziarne la presenza con tecniche spettroscopiche potrebbe risultare impossibile. Per una verifica, occorrerebbe effettuare specifiche misurazioni in grado di raggiungere gli strati sotto la superficie.

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