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Medio Oriente e Nord Africa verso un clima invivibile


In queste due regioni, l’aumento della temperatura media estiva sarà di circa 4 gradi, il doppio rispetto alla media globale prevista per la fine del secolo, con punte massime di 50 gradi, che renderanno molte zone invivibili anche a causa delle tempeste di sabbia più frequenti. E’ quanto emerge da un nuovo studio che, integrando vari modelli climatici, lancia l’allarme anche su un possibile esodo delle popolazioni locali.

Medio Oriente e Nord Africa nel corso del XXI secolo saranno stretti nella morsa del caldo estremo. L’allarme è lanciato da un nuovo studio pubblicato su “Climate Change” da  Jos Lelieveld, del Max-Planck-Institut per la Chimica a Mainz, in Germania, e colleghi dello stesso istituto e del Cyprus Institute, secondo cui le ondate di caldo sempre più frequenti, insieme alle tempeste di sabbia, potrebbero rendere sempre più problematica l’abitabilità di queste regioni, in cui vivono circa 500 milioni di persone, costringendo moltissime di loro a migrare.

Gli autori hanno confrontato i dati climatici registrati tra il 1986 e il 2005 con le previsioni di 26 modelli climatici relative allo stesso periodo. Verificata così l’affidabilità dei modelli, li hanno utilizzati per ottenere previsioni delle condizioni climatiche per il periodo 2046-2065 e per il periodo 2081-2100.

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I ricercatori hanno basato i loro calcoli su due scenari futuri: il primo, chiamato RCP4.5, prevede che le emissioni globali di gas serra inizieranno a diminuire entro il 2040 e la Terra sarà soggetta a un riscaldamento di 4,5 Watt per metro quadrato entro la fine del secolo.

Questo scenario corrisponde grosso modo all’obiettivo definito al summit delle Nazioni Unite sul clima tenutosi a Parigi nel dicembre dello scorso anno, in cui le nazioni del mondo si sono impegnate a limitare il riscaldamento climatico a due gradi Celsius rispetto all’era preindustriale, considerata come riferimento in tutti gli studi climatologici perché non influenzata dalle attività umane.

Nel secondo scenario, denominato RCP8.5, si suppone invece che i gas serra continueranno ad aumentare senza ulteriori limitazioni, portando la temperatura media superficiale della Terra a superare di quattro gradi la media dell’era preindustriale.

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Dall’analisi risulta che, in entrambi gli scenari, l’incremento più drastico delle temperature in Medio Oriente e Nord Africa è atteso durante l’estate e non durante l’inverno, come previsto invece in altre regioni del mondo, essenzialmente a causa dell’effetto di amplificazione del riscaldamento prodotto dal deserto del Sahara.

Se l’aumento globale di temperatura dovesse essere limitato a due soli due gradi Celsius l’incremento delle temperature medie estive sarà comunque più che doppio. Ciò significa che verso la metà del secolo, durante i periodi più caldi, durante la notte le temperature non scenderanno sotto i 30 gradi e di giorno rimarranno oltre i 46 gradi. Alla fine del secolo, la temperatura massima durante il giorno potrebbero arrivare a 50 gradi.

Previsioni fosche anche per le ondate di caldo, che saranno molto più frequenti. Tra il 1986 e il 2005, nelle regioni considerate si sono verificate, in media, per circa 16 giorni all’anno. Alla metà del secolo saranno 80 e alla fine del secolo 118, anche se le emissioni di gas serra fossero abbattute dopo il 2040.

“Se l’umanità continuerà a rilasciare anidride carbonica come fa ora, le persone che vivono in Medio Oriente e Nord Africa si dovranno aspettare circa 200 giorni caldi all’anno, secondo le proiezioni del modello”, ha spiegato Panos Hadjinicolaou, coautore dello studio. “Ciò significa che le condizioni di vita in queste regioni peggioreranno sensibilmente, anche perché ci si aspetta un incremento anche delle tempeste di sabbia: il tutto contribuirà certamente ad aumentare i fenomeni migratori”.

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