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I sette scienziati fermamente convinti dell’esistenza di alternative forme di vita


E ‘una delle più profonde questioni di tutti i tempi: siamo veramente soli in questo immenso e apparentemente insignificante universo?

A porsi questa annosa questione sono alcuni scienziati fermamente convinti dell’esistenza di altre forme di vita che molto probabilmente dovrebbero essere molto diverse dalla nostra .

Anche se non abbiamo ancora scoperto alcun elemento di prova che potesse avvalorare questa teoria, molti scienziati prendono molto sul serio la possibilità di individuare tracce riconducibili a delle forme di vita extraterrestri che continuano ad essere cercate probabilmente in luoghi sbagliati e ciò potrebbe spiegare la mancanza di risultati positivi .

Spesso questo argomento è stato affrontato con un certo imbarazzo da parte di quei coraggiosi scienziati intenzionati a discutere la questione in modo aperto e razionale pur sapendo che ciò potrebbe implicare fuorvianti speculazioni non avvalorate da alcuna prova certa. Quando alcune persone sentono nominare la parola “alieno”, la loro immaginazione tende subito ad evocare quelle immagini spesso sapientemente illustrate dai film di fantascienza come Independence Day, Contact e altri ancora. In questi ultimi anni sono emerse  convincenti prove scientifiche e statistiche che sembrano sostenere l’idea che una qualche forma di vita aliena potrebbe effettivamente nascondersi al di là della nostra punta del naso. Visto che ci sono miliardi di altri pianeti nella nostra galassia e miliardi di altre galassie all’interno dell’universo, non è escluso che uno di questi mondi possa ospitare delle forme di vita biologica anche se non necessariamente intelligenti come molti continuano a sostenere .

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Tra queste persone figurano sette eminenti scienziati i quali sostengono con forza l’esistenza nell’universo di alternative forme di vita.

1. Jason Wright 

“Se la vita si è formata naturalmente sulla Terra, allora è possibile che la stessa cosa potrebbe essere avvenuta anche su quei lontani pianeti non molto diversi dal nostro” ha dichiarato Wright, professore di astronomia presso la Penn State University. “La questione principale è che la vita esiste sulla Terra da miliardi di anni,” ha scritto in una email il Prof. Wright.

Poiché la vita sulla Terra si è formata attraverso degli universali processi naturali, i requisiti essenziali per la nascita della vita (pianeti rocciosi, acqua, carbonio, ecc) potrebbero essere individuati anche in altri pianeti presenti nella galassia.Dal momento che tutto è accaduto sulla Terra in tempi relativamente brevi a seguito del progressivo raffreddamento del nostro pianeta inizialmente incandescente e inospitale, allora perché escludere che la stessa cosa non possa essere avvenuta anche altrove?  Nonostante sono molto basse le probabilità che ciò possa essersi verificato anche su altri pianeti, ci sono miliardi di altri mondi nella nostra galassia che potrebbero avere condizioni ambientali simili alla Terra primordiale, quindi è ovvio che su alcuni di loro potrebbero esistere quelle condizioni ideali affinché potessero nascere delle forme vita seppur elementari.

2. Debra Fische

Fischer, docente di astronomia presso l’Università di Yale, ha affermato che a livello chimico, ciò che è accaduto sulla terra per forza di cose potrebbe accadere anche altrove.

È un dato di fatto che la prima forma di vita sulla Terra ha avuto origine a seguito di ottimali condizioni ambientali come conseguenza di uno strano e fortuito scherzo biologico attraverso il quale tutto ebbe inizio attraverso la chimica pre-biotica,” ha dichiarato Debra Fischer. “Se è vero che la vita in quanto tale è il risultato conseguente una serie di diverse combinazioni chimiche, è ragionevole credere che lo stesso processo potrebbe essersi verificato anche su altri mondi.”

Questa comprensione è emersa a seguito di una serie di ricerche condotte sulla biochimica come quelle iniziate da Gerald Joyce dell’Istituto Scripts, secondo il quale il codice RNA ha svolto un ruolo importante sul naturale processo di selezione e di adattamento all’ambiente le cui tre principali macromolecole essenziali sono molto simili a quelle dell’evoluzione darwiniana“, ha aggiunto Debra Fischer .

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3. Seth Shostak

La ricerca di Shostak sull’ipotetica esistenza di intelligenze Extraterrestri attraverso il SETI si concentra più che altro sull’elevato numero di pianeti presenti nell’universo, per cui è solo una questione di tempo prima che potessimo avere la certezza che non siamo soli nell’universo.

Credo che le prove atte a sostenere questa teoria le potremmo ottenere entro due dozzine di anni,” ha affermato Shostak durante una conferenza nel 2014. “Visto che le nostre ricerche si sono concentrate più verso esopianeti abitabili , credo che sia giunta l’ora di esaminare quel milione di sistemi stellari di cui sappiamo ben poco. Un milione potrebbe essere il numero giusto per trovare qualcosa là fuori“, ha aggiunto Shostak.

4. Dan Werthimer 

Werthimer, direttore dell’Istituto SETI, è così sicuro che gli alieni esistono veramente da qualche parte che insieme a Shostak, ha testimoniato a un Congresso del 2014, asserendo che “le probabilità di trovare altre forme di vita nei prossimi 20 anni sono del 100% .”Sarebbe incredibilmente egoistico credere che siamo i soli abitanti di questo sconfinato vuoto cosmico” ha concluso Werthimer Said.

5. Chris Ipey 

Impey, un astronomo che lavora presso l’Università dell’Arizona, afferma che ci sono tre motivi per ritenere valida la teoria extraterrestre .

La pronta disponibilità di carbonio, azoto, ossigeno e acqua in tutto l’universo, oltre al gran numero di pianeti abitabili (10 miliardi nella Via Lattea) e la facilità e velocità con cui la vita ha avuto inizio sulla Terra circa 3,8 miliardi di anni fa, sono tutti degli ottimi indicatori” ha affermato in una sua e-mail.

6. René Heller 

“Abbiamo motivo di credere che la vita può emergere rapidamente anche su scala cosmologia e in particolar modo in molti altri sistemi extrasolari che dal punto di vista chimico potrebbero aver favorito la nascita di miliardi di possibili habitat extrasolari,” ha dichiarato Heller, un astronomo che lavora presso l’Istituto Max Planck e che si occupa dello studio del nostro sistema solare.

Dal mio punto di vista, è molto probabile che su alcuni dei miliardi di pianeti può essersi sviluppata in modo ottimale una qualche forma di vita intelligente. Se solo uno di questi putativi ecosistemi era così affidabile da poter allevare una forma di vita intelligente, allora non c’è da stupirsi che prima o poi potremmo imbatterci in qualche comunicazione interstellare, che allo stato attuale va al di là di ogni possibile comprensione“. Heller ha inoltre aggiunto che la buona notizia è che probabilmente un’eventuale intelligenza extraterrestre avrà sicuramente compreso quali potrebbero essere le potenziali capacità degli esseri umani nel comunicare su scala interstellare.  Secondo lo scienziato non ci resta resta altro che aspettare e vedere se qualcun altro è in grado di ascoltare i nostri messaggi e di conseguenza rispondere radiofonicamente.

7. Jim Green

Jim Green, direttore di scienza planetaria della NASA, afferma che scoprire l’esistenza di forme di vita oltre la Terra potrebbe fornirci l’occasione giusta per rivalutare tutte le nostre teorie e di conseguenza la consapevolezza che in fondo non siamo così soli all’interno del nostro sistema solare.

Nel mese di novembre, nel corso di un colloquio lo scienziato ha affermato che la NASA sta cercando di “bere il brodo con la forchetta ” nel tentativo di individuare altri segni di vita diversa dalla nostra.

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A proposito di liquidi, l’acqua è uno degli ingredienti chiave per lo sviluppo della vita così come la conosciamo, e ciò rientra nei piani della NASA che intende visitare quei mondi umidi quale Marte e le lune Encelado, Titano ed Europa. Altri scienziati della NASA, come Bill Borucki, non sono inclini ad affrettate speculazioni visto che quest’ultimo sostiene che abbiamo bisogno di ulteriori dati e prove prima di poter affermare che la vita esiste veramente oltre la Terra.

Se vogliamo progredire dobbiamo evitare le speculazioni senza fondamento e cercare invece quelle prove tanto attese attraverso il lancio di nuove missioni spaziali molto più avanzate attraverso le quali ottenere la conferma definitiva che nel nostro sistema solare si nascondono altri possibili habitat potenzialmente abitabili”.

A tal fine, diversi programmi come quello del SETI si prefiggono di rivolgere il proprio “orecchio” verso le recondite profondità dell’universo, in attesa di un beep che probabilmente non ascolteremo mai.

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