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‘Caccia’ alle stelle vicine per cercare E.T.


Intanto un’altra scoperta di Kepler rivoluziona lo studio dei pianeti.


Dopo l’annuncio dei 1.284 pianeti scoperti dal telescopio spaziale Kepler della Nasa, astronomi e astrofisici si preparano a proseguire lungo questa strada con nuovi ‘occhiali‘, molto più potenti, e la ricerca si sposta sulle stelle più vicine.

E’ una corsa che vede l’Europa in ottima posizione e alla quale l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) si prepara con le missioni Cheops, attesa nel 2018, e Plato, in programma nel 2024, ha spiegato Isabella Pagano, dell’osservatorio di Catania dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). In entrambe l’Italia è molto attiva, con Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Inaf. “Il telescopio Kepler – ha rilevato Pagano – ha guardato una piccola regione del cielo, esplorandola in profondità”. Ma con gli strumenti attuali è difficile riuscire a ottenere altre misure su stelle così lontane. E’ diverso, invece, studiare le stelle vicine: “è questo il nuovo obiettivo della ricerca”.

Stelle vicine e brillanti permettono, per esempio, di osservare i pianeti mentre transitano sul loro disco, proprio come il 9 maggio è accaduto con Mercurio. “Se il pianeta che transita davanti a una stella ha un’atmosfera – ha detto Pagano – siamo in grado di capire com’è fatta”: basta analizzare le variazioni che la luce della stella subisce quando attraversa i gas presenti nell’atmosfera. Come una lente d’ingrandimento cosmica, la missione Cheops (CHaracterising ExOPlanets Satellite) studierà in modo approfondito stelle e pianeti, misurandone le dimensioni e raccogliendo il maggior numero di dati possibile. Plato (Planetary Transits and Oscillations of stars) sfrutterà invece la tecnica dei transiti per scoprire nuovi pianeti: “il suo obiettivo è osservare oltre metà del cielo, con una particolare attenzione alle stelle molto vicine”.

I dati particolareggiati che potranno arrivare dalle due missioni potranno segnalare, per esempio, pianeti piccoli e rocciosi come la Terra. E fra questi, forse, pianeti che si trovano nella “zona abitabile“, ossia alla giusta distanza dalla loro stella per poter avere acqua allo stato liquido e le condizioni per ospitare forme di vita.

Conoscere da vicino altri sistemi planetari potrà riservare infine delle sorprese come la scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, dei quattro pianeti che ruotano intorno alla stella Kepler-223, ‘imprigionati’ in orbite dalle quali i pianeti più esterni del nostro Sistema Solare sono ‘fuggiti’ molto tempo fa. Questo nuovo sistema planetario ha “una configurazione che non abbiamo nel nostro Sistema Solare”, hanno detto i coordinatori della ricerca, Sean Mills, dell’università di Chicago, e Howard Isaacson, dell’Università della California a Berkeley. Ma proprio questo, per Pagani, è il bello: “uno dei risultati più interessanti nello studio di altri sistemi planetari è trovare architetture molto diverse da quelle del nostro Sistema Solare”.

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