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Il mistero del Monte Musinè


Insieme a Lione e Praga Torino va a formare il cosiddetto triangolo della magia bianca. Ebbene, anche i dintorni non sono da meno, come dimostra il “caso” del misterioso Monte Musinè, un antico vulcano spento da millenni, ricco di gallerie e passaggi irregolari in gran parte inesplorati, sulla bocca di tutti a causa dei vari avvistamenti di UFO, ma non solo. Siamo in Val di Susa, nella zona di Rivoli e dei Laghi di Avigliana dove sono state girate alcune riprese esterne de “Il nome della rosa”.

Da sempre la zona è teatro di apparizioni di misteriosi bagliori azzurri, verdastri e fluorescenti. Queste apparizioni hanno fatto la loro comparsa fin dal lontano 966 d.C. All’epoca il vescovo Amicone si trovava in valle di Susa per consacrare la chiesa di San Michele sul monte Pirchiano, di fronte al Musiné. Durante la notte, in attesa dell’arrivo dell’alto prelato, i valligiani assistettero a uno spettacolo affascinante ma pauroso al contempo: il cielo fu percorso da travi e globi di fuoco che illuminarono la chiesa come se fosse scoppiato un incendio.

Altre storie parlano di carri di fuoco che spesso sorvolavano la vetta.

È stato anche affermato che ai piedi del Musiné esisterebbe un “cono d’ombra” cioè una zona di interferenza che oscura qualsiasi trasmissione radio. Anche gli aerei privati che si trovano a sorvolare il luogo vengono disturbati nelle loro trasmissioni radio. Questi problemi cessano nel momento in cui ci si allontana dalla montagna.

Il monte, essendo un antico vulcano spento da millenni, è ricco di gallerie e passaggi irregolari scavati dallo scorrere dell’antico magma, in gran parte però inesplorati. Questo fatto ha contribuito a creare il mito delle caverne abitate da strani esseri, i quali vi abiterebbero tuttora, fin dall’antichità.

Misteriosa è anche la distribuzione della vegetazione, particolarmente ricca ai piedi del monte, ma che poi si dirada in modo quasi repentino col crescere dell’altitudine. La Forestale ha inutilmente speso ingenti somme di denaro per rimboscare la zona, nella quale le giovani piante sembrano morire una dopo l’altra. La credenza popolare spiega il mistero con la processione continua di anime dannate che salgono e scendono il monte senza sosta. Secondo una credenza un po’ più moderna sarebbero le emanazioni radioattive di una base segreta a produrre tale sterilità.

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Innumerevoli sono le testimonianze di avvistamenti di oggetti volanti non identificati, sia notturni che diurni. Numerosi testimoni ricordano inoltre le apparizioni sulla sommità di globi sferici fiammeggianti. Si racconta di strane luci avvistate nel cielo, attribuite dagli ufologi a visitatori alieni; questo ha portato a credere che il monte sia meta di extraterrestri. Campioni di terra bruciata testimonierebbero il passaggio di astronavi avvistate da alcuni contadini locali.

Ma non finisce qui, infatti  L’otto dicembre 1978 due giovani escursionisti vedono sul monte Musiné una luce bianca accecante sopra gli alberi. Uno dei due si avvicina, scomparendo alla vista del compagno, mentre la luce si alza in cielo; l’amico comincia allora a cercarlo e incrocia altri escursionisti. Tutti si sparpagliano a ventaglio per cercare il primo. Lo trovano svenuto, infreddolito, incapace di tollerare la luce ed in evidente stato di shock, con il battito cardiaco irregolare. Il ragazzo è come in trance e si sveglia solo dopo molti tentativi. Dopo l’esperienza, i due testimoni soffriranno di congiuntivite. Il rapito ha una cicatrice sulla gamba e ricorda di essersi avvicinato all’UFO, che aveva forma di pera e che in quell’istante era diventato più grande. Erano comparsi 3-4 uomini con la testa “a melone”, che si stagliavano tenebrosamente nella luce. L’uomo si sentì paralizzato e fu in grado di avvertire solo luci e suoni, sentendosi inoltre toccato e sollevato.

L’otto marzo 1996 un oggetto luminoso veniva osservato per oltre un quarto d’ora da due escursionisti mentre scendevano dal monte Musiné. Secondo il racconto dei due testimoni, l’oggetto aveva una forma simile a un cilindro dai riflessi giallo-verdi con le estremità arrotondate e sembrava sostenersi, oscillando leggermente, su un cuscino di luce bianco-gialla. Alle estremità dell’oggetto c’erano due grosse calotte trasparenti attraverso le quali si intravedevano muoversi delle sagome apparentemente umanoidi.

La versione più diffusa è che questa montagna sia una base segreta di “dischi volanti”.

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