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Perché non si spegne l’incendio in Canada


L’abnorme crescita delle foreste e la domesticazione della natura tra le cause di uno spaventoso incendio fuori controllo.


 

Sono migliaia le costruzioni distrutte, decine di migliaia le persone evacuate, centinaia di migliaia gli ettari di foresta distrutti dall’incendio che da giorni imperversa sul Canada, nella regione di Fort McMurray: che cosa sta succedendo? Possibile che un incendio in un’area forestale diventi ingestibile? Possibile che neppure 145 elicotteri e 22 canadair riescano a contenerlo? Possibile che un incendio partito nei primi giorni di maggio sia ancora in corso?

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La realtà è invece proprio questa e le cause sono molteplici. L’incendio si è innescato in giorni di elevate temperature per quell’area e forti venti, che hanno raggiunto velocità di 40 chilometri all’ora (tre volte la media dei venti del mese di maggio), lo hanno alimentato e impedito il contenimento del fronte di fuoco, che si è spezzato in più focolai che hanno più volte cambiato direzione.

L’incendio non è di origine dolosa (finora non è stato appurato nulla del genere) e tuttavia è ancora l’uomo la causa principale dell’inferno di questi giorni. Vediamo perché: da oltre un secolo l’area è controllata da un super efficiente servizio di vigili del fuoco, che da sempre soffoca tempestivamente ogni focolaio.

Questa attività ha però comportato, in alcune aree di quelle immense foreste, una crescita incontrollata di vegetazione e l’accumulo di vegetazione secca sul terreno: così, un incendio “solo” difficile da controllare ha trovato, e usato, combustibile in quantità enormi.

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Un’immagine satellitare che mostra i diversi focolai di un’area del grande incendio.

Spiega Wally Covington, ecologo forestale alla Northen Arizona University: «L’autoregolamentazione di un ecosistema, proprio come la foresta che sta bruciando, si basava in passato su incendi piccoli, o relativamente piccoli, che si sviluppavano spontaneamente in cicli di 2-7 anni». Negli ultimi due secoli però i ritmi naturali delle grandi foreste sono stati profondamente alterati, anche per evitare danni agli insediamenti, e ancora più alterati negli ultimi decenni, con la trasformazione delle società rurali e il progressivo abbandono delle attività di pulizia del sottobosco.

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I numerosi incendi visti di notte da un satellite della NASA.

Questo ha fatto sì che il numero di alberi per acro (4.046 metri quadrati) sia passato da una media di 50 fino anche a 700, e questo non è un indice di buona salute: meno alberi significa boschi con piante più sane e più resistenti al fuoco. A ciò si aggiungono le temperature medie più alte degli ultimi anni e le varie ondate di siccità: queste, in particolare, causano una moria di piante, che infine diventano legno secco e facilmente infiammabile.

Quest’anno il Canada ha già subito 330 incendi forestali, il doppio della media. Negli ultimi anni sono stati attuati diversi progetti per impedire eventi simili a quello di Fort McMurray, per esempio con mini incendi controllati. Ma le enormi aree boschive di quella regione del mondo rendono impossibile operazioni del genere su vasta scala.

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La medesima area prima e dopo il passaggio dell’incendio.

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