Nuovi dati sulla variabilità dell’ALBEDO terrestre nel corso degli ultimi 16 anni


Può avere delle conseguenze nel riscaldamento o raffreddamento della Terra.


L’albedo della Terra è stabile! Ad affermarlo un nuovo studio basato sui dati ottenuti dai telescopi e dai satelliti nel corso degli ultimi 16 anni.

Esso è un parametro climatico di base per capire il bilancio radiativo dell’atmosfera e può avere profonde implicazioni sulla temperatura e il cambiamento climatico. Per questo motivo, sono stati condotti molti esperimenti per effettuare un suo monitoraggio nel corso degli ultimi due decenni per cercare di capire come esso si evolve. Uno di questi, in cui partecipa l’Instituto de Astrofísica de Canarias e che è stato pubblicato su Geophysical Research Letters, ha portato i dati relativi alle osservazioni fatte dal 2007 aggiungendo una nuova registrazione sistematica dell’albedo terrestre che copre il periodo tra il 1998 e il 2014.

 L’effetto albedo è importante per la vita sulla Terra perché interessa il bilancio energetico del pianeta: gioca un ruolo fondamentale nel processo mediante il quale il pianeta raggiunge un equilibrio tra la radiazione solare che entra nell’atmosfera e la radiazione emessa come calore nello spazio. L’albedo è definito come la frazione di luce solare che la Terra riflette direttamente nello spazio e il suo valore dipende dalla presenza o meno di un’atmosfera, da eventuali nubi, dalla natura della superficie su cui i raggi del sole cadono, dalla presenza di ghiaccio e neve. Un aumento o una diminuzione del albedo avrà conseguenze sul riscaldamento o il raffreddamento globale del pianeta.

Il ricercatore Philip Goode, spiega che, anche se le misure fatte  nel corso degli ultimi 16 anni mostrano variazioni mensili e annuali dell’albedo, non c’è praticamente alcun cambiamento nel lungo termine. I dati che lo IAC ha utilizzato per lo studio sono stati raccolti dai telescopi: Big Bear Solar Observatory (BBSO) in California, l’Earthshine Telescope presso il Teide Observatory a Tenerife, nonché due strumenti in orbita ossia ERBE e CERES della NASA.

Tuttavia, anche se un consenso è stato raggiunto circa i risultati dei due tipi di misurazioni, l’origine delle anomalie non è completamente chiara. “Abbiamo bisogno di continuare gli esperimenti per misurare questo fenomeno in modo accurato e vedere dove si arriva  in un paio di anni. Ad esempio, la costruzione di una rete globale di telescopi robotici di tutto il mondo o  il lancio di un micro-satellite dedicato allo studio della luce cinerea ci forniranno dati per migliorare la nostra conoscenza dei cambiamenti nell’albedo e vedere come essiinfluenzano il clima “,spiega Pallé, il principale autore dello studio.

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