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Global warming galattico: un misterioso fenomeno spegne la produzione stellare


Un gruppo internazionale di astronomi ha trovato la causa del ‘global warming’ galattico: sono buchi neri supermassicci all’interno di galassie dette geyser rossi, in grado di spegnere l’interruttore della produzione stellare.


Il riscaldamento globale è ormai considerato da tempo una delle grandi emergenze del nostro pianeta. Ma se non riguardasse soltanto la Terra?

 Secondo gli astronomi, negli ultimi miliardi di anni un misterioso fenomeno ha trasformato un discreto numero di galassie in veri e propri deserti.

 Si tratta di una specie di “riscaldamento galattico”, che rende il gas circostante talmente caldo da impedire la formazione di nuove stelle.

 Ma chi sia il vero responsabile di questo global warming spaziale resta ancora un enigma. Anzi, il meccanismo che nel corso dell’evoluzione galattica blocca la fase della formazione stellare rendendo le galassie “dormienti” è uno dei più grandi dilemmi irrisolti dell’astronomia.

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 Un’ipotesi interessante arriva adesso da un gruppo internazionale di ricercatori dello Sloan Digital Sky Survey (SDSS), secondo cui l’interruttore galattico della fabbrica di stelle verrebbe spento da una particolare categoria di buchi neri supermassicci.

Sono quelli che abitano in una nuova categoria di galassie che gli scienziati hanno chiamato “geyser rossi”, dove il colore rosso sta a indicare la mancanza di stelle blu, ovvero giovani.

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 Lo studio, pubblicato su Nature, afferma che queste galassie geyser ospitano giganti buchi neri che sprigionano un vento in grado di bloccare la produzione stellare.

 “Sapevamo che doveva esserci qualcosa che impediva la formazione di stelle in queste galassie – afferma Edmond Cheung dell’Università di Tokyo e prima firma dell’articolo – e adesso abbiamo una buona idea di cosa sia”.

 Per arrivare a questa idea gli astronomi hanno passato in rassegna centinaia di galassie, finché non ne hanno trovata una particolarmente interessante. Qui il nucleo attivo, alimentato da un buco nero supermassiccio, produce un vento fortissimo in grado di riscaldare il gas nella galassia, al punto da sopprimere il meccanismo di formazione stellare.

Ecco dunque il primo esempio di galassia geyser rosso: Cheung l’ha ribattezzata “Akira”, dal famoso manga realizzato dal fumettista giapponese Katsuhiro Otomo. E al tempo stesso omaggio al progetto MaNGA, survey all’interno del SDSS che permette di studiare le galassie in tre dimensioni, mappando anche stelle e gas.

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 Akira ha una galassia compagna, che Cheung ha chiamato “Tetsuo” come il personaggio Tetsuo Shima antagonista nello stesso manga. Akira risucchia fuori da Tetsuo gas galattico, che costituisce letteralmente benzina per il vento prodotto dal buco nero supermassiccio di Akira.

 Da qui il concetto di “geyser rosso”: questo vento produce infatti una serie di esplosioni che ricordano la sporadica eruzione di un geyser.

 Proprio come il riscaldamento globale sul nostro pianeta, il global warming galattico porta a conseguenze a lungo termine per i geyser rossi, fenomeno che potrebbe essere generalizzato a tutte le galassie dormienti.

 “Possiamo pensare a questi venti – conclude Cheung – come ai motori del riscaldamento delle atmosfere galattiche. Non appena il gas comincia a raffreddarsi, viene surriscaldato dal soffio del vento del geyser, proprio come le goccioline d’acqua vengono trasformate in vapore”.

 Uno scenario che secondo i ricercatori tra qualche miliardo di anni potrebbe applicarsi anche alla Via Lattea: il buco nero nel cuore della nostra galassia potrebbe dunque un giorno trasformarla in un geyser rosso, bollente e privo di stelle.

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