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ECCO LA PRIMA OPERA ARCHITETTONICA DEI NEANDERTHAL


Quattrocento pezzi di stalagmiti assemblati in mondo da formare due anelli imponenti. È la struttura costruita in una grotta 176 mila anni dai nostri cugini, gli unici allora a popolare l’Europa.


«Una scoperta molto interessante, che puó farci riconsiderare ciò che sapevamo dei nostri progenitori più antichi».

Francesco D’Errico, archeologo e direttore di ricerca del CNRS francese a Bordeaux, commenta così l’annuncio dato ieri da alcuni suoi colleghi che per anni hanno studiato una misteriosa struttura all’interno di una grotta nella Francia meridionale.

Anelli imponenti, al centro dei quali venivano forse accesi dei fuochi: a costruirli, molto probabilmente, gli uomini di Neanderthal, che erano dunque capaci di realizzare progetti complessi di architettura.

Descritto sulla rivista Nature, lo studio è stato coordinato da Jacques Jaubert, dell’università di Bordeaux.

Scoperti nelle profondità della caverna di Bruniquel, nel sud della Francia nel 1992, questi anelli sono stati studiati solo ora, dimostrando che i Neanderthaliani erano in realtà meno “semplici” di quanto finora pensato.

Gli uomini di Neanderthal vissero in Europa tra i 400mila e i 40 mila anni fa. Fino all’arrivo dall’Africa degli Homo Sapiens, nostri progenitori diretti, furono gli unici esseri umani a popolare il continente. Della loro esistenza e del loro aspetto sappiamo soprattutto grazie ai frammenti di scheletri rinvenuti dai paleontologi.

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In Italia uno degli esemplari meglio studiati è l’Uomo di Altamura, un Neanderthal caduto nella grotta di Lamalunga (Bari) e lì rimasto intrappolato fino al suo ritrovamento, venti anni fa, da un gruppo di speleologi.

Ora però gli studiosi della preisotria potrebbero avere a disposizione qualcosa di più per capire come vivevano quei nostri cugini. Gli anelli della grotta di Bruniquel sono composti da circa 400 pezzi di stalagmiti, con dimensioni che vanno dai 2 ai quasi 7 metri, e risalgono a 176 mila anni fa. Il che fa di questa costruzione la più antica finora conosciuta realizzata dall’uomo.

«La nostra ricerca dimostra che la loro società aveva già degli elementi di modernità che ora possono essere dimostrati e che sono emersi prima del previsto, come l’organizzazione dello spazio, l’uso del fuoco e l’occupazione delle caverne», spiegano gli sicenziati francesi.

La loro presenza, a 366 metri dall’entrata della grotta, dimostra infatti che questi antenati dell’uomo avevano già dominato l’ambiente sotterraneo, un comportamento dell’uomo moderno che potrebbe quindi essere emerso prima di quanto teorizzato.

Inoltre, il fatto che gli anelli siano stati costruiti con pezzi di dimensioni simili indica che la loro costruzione è stata progettata attentamente, anche se la funzione non è del tutto chiara. Le ipotesi formulate vanno dal rifugio al significato simbolico, ma serviranno ulteriori studi per dimostrarle.

Secondo D’Errico, la scoperta è importante anche dal punto di vista metodologico. Si sapeva dal 1992 delle strutture fatte con stalagmiti, ma non si conosceva la data di realizzazione. L’equipe di Jaubert è riuscita a datare la polvere che ha ‘saldato’ tra loro le stalagmiti dopo che erano state deposte. E questo ci permette di attribuire la costruzione a Neanderthal.

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Ma non è possibile che, al contrario di quanto ritenuto finora, 175mila anni fa ci fossero in Europa altre specie Homo, magari più evolute? «Tutti gli elementi che abbiamo ce lo fanno escludere» risponde D’Errico. «Forse, se non di Neanderthal potrebbe trattarsi dell’Homo di Denisova, lo stesso delle grotte di Atapuerca, in Spagna».

Ma qual è allora l’importanza dello studio francese? «Dal mio punto di vista», continua D’Errico «non è tanto nel sancire le capacità costruttive dei Neanderthal. Persino gli uccelli, le iene o gli scimpanzé costruiscono nidi, perché non avrebbe dovuto farlo il Neanderthal? In realtà mi incuriosisce tutto ciò che questa scoperta lascia immaginare: perché questi uomini si spingevano fino a trecento metri di profondità? Certo non per il cibo o per stare al sicuro. Era un rituale? E che tipo di utensili avevano? Per illuminare una grotta e lavorare per ore sotto terra non basta un tizzone, ci vogliono torce molto efficienti».

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