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Un algoritmo per prevedere come colpiranno gli tsunami


È stato sviluppato dai sismologi della Australian National University: è un software in grado di analizzare uno tsunami e prevedere come e quando colpirà la costa.


Abbiamo finalmente un’arma in più contro il pericolo tsunami. A fornircela gli scienziati della Australian National University, che, come racconta Wired Uk, hanno sviluppato un algoritmo in grado di analizzare uno tsunami e determinarne struttura e movimenti per stabilirne il grado di pericolosità. Il software si chiama Time Reverse Imaging Method e funziona estrapolando dati in tempo reale da una rete di sensori posti negli oceani. Tali informazioni vengono poi analizzate per riavvolgere la storia temporale dello tsunami, svelandone la struttura alla nascita.

Al momento, i sistemi per il rilevamento di tsunami si basano quasi esclusivamente sulle serie storiche, comparando i dati del presente con quelli del passato per comprendere se lo tsunami in corso sia simile a un altro avvenuto in precedenza. L’algoritmo dell’équipe australiana, coordinata da Jan Dettmer, funziona invece in modo diverso. In particolare, Dettmer e colleghi hanno raccolto i dati relativi al terremoto e allo tsunami di Tohoku-Oki dell’11 maggio 2011 (quelli che provocarono il disastro di Fukushima, per intenderci) e vi hanno applicato un modello matematico per tornare indietro nel tempo, al momento della formazione dello tsunami stesso.

Dopo essere tornato all’istante zero, l’algoritmo degli scienziati si è cimentato a determinare l’evoluzione temporale dello tsunami, fino al momento in cui questo avrebbe colpito la costa: le previsioni del software si sono rivelate estremamente coerenti con i dati reali: “Il sistema si basa su informazioni raccolte in tempo reale”, ha commentato Dettmer, “e ha un’affidabilità di gran lunga migliore rispetto ai sistemi di previsione attuali, senza che ciò sacrifichi la velocità di previsione stessa”. E quando si ha a che fare con gli tsunami, come sappiamo, la velocità è un elemento cruciale: un anticipo anche solo di pochi minuti – o, ancora meglio, qualche ora – potrebbe fare la differenza. E salvare parecchie vite umane.

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