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Il “cuore” di Plutone è come una lava lamp


Gran parte della superficie di Plutone viene costantemente rinnovata tramite un processo di convezione che sostituisce i vecchi ghiacci superficiali con materiale fresco.


 

Descrivendo il modello a cellule della Sputnik Planum, la grande pianura nel cuore del pianeta nano, William McKinnon, geologo della Washington University in St. Louis e membro del team New Horizons, aveva paragonato il meccanismo simile a quello di una lava lamp (lampada di lava) larga e più profonda della Baia di Hudson (Canada), la baia marina più vasta del mondo. Ora, uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, basato su modelli computerizzati ed sui dati rilevati dalla sonda durante il sorvolo dello scorso anno, ha chiarito la profondità del serbatoio di azoto solido e la velocità con cui scorre il ghiaccio.

La Sputnik Planum è sempre stata una delle zone più enigmatiche di Plutone.

E’ considerata giovane in termini geologici perché priva di crateri: il pavimento è composto da cellule ghiacciate di azoto dai contorni irregolari, in cui il metano ha colmato le lacune; decorata da increspature simili a dune, texture a “pelle di serpente” e “fossette”.

Si trova ad una quota inferiore rispetto all’area circostante ma anche le cellule poligonali che la compongono, con diametri tra i 16 ed i 48 chilometri, hanno una topografia: osservate con un’illuminazione radente, mostrano un centro rialzato e bordi increspati, con variazioni complessive di altezza di circa 100 metri.

Per la prima volta, siamo stati in grado di determinare la natura di questi strani ‘lividi’ sulla superficie di Plutone“, ha dichiarato McKinnon nel report, autore principale del documento. “Abbiamo trovato la prova che anche su un pianeta freddo, a miliardi di chilometri dalla Terra, c’è energia sufficiente per un’attività geologica vigorosa a patto che si disponga della roba giusta, il che significa qualcosa di morbido e flessibile come l’azoto solido“.

Secondo McKinnon e colleghi, l’azoto solido in profondità viene riscaldato dal modesto calore interno di Plutone, diventando capace di risalire e galleggiare sotto forma di grandi macchie, prima di raffreddarsi e sprofondare di nuovo. I modelli al computer hanno mostrato che il serbatoio deve trovarsi a pochi chilometri di profondità e che le celle di convezione sono molto ampie. Le simulazioni mostrano ancora che queste bolle di azoto possono fondersi ed evolversi nel corso di milioni di anni.

Le “X” o le “Y”, cioè i punti in cui i blocchi si incontrano come le fughe di una pavimentazione, indicherebbero i punto in cui il ghiaccio di azoto si è raffreddato ed inizia a sprofondare di nuovo.

Questi moti convettivi interessano solo pochi centimetri all’anno quindi, per riciclare completamente una cellula ci vogliono almeno 500.000 anni o giù di lì.

Questa attività probabilmente contribuisce a sostenere l’atmosfera di Plutone aggiornando continuamente la superficie del cuore“, ha detto McKinnon. “Non ci sorprenderebbe di vedere questo processo su altri pianeti nani nella fascia di Kuiper“.

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