2e9dcdcca4714b387ff51f2394d63a23_XL

Primi risultati dalla sonda giapponese Akatsuki in orbita su Venere


E’ stata una missione sofferta ma da quando la sonda giapponese Akatsuki è riuscita ad entrare nell’orbita di Venere i risultati scientifici non si sono fatti attendere.


Mentre i primi dati sono stati presentati dal project manager Masato Nakamura alla International Venus Conference unitamente alla pubblicazione di un pdf (purtroppo in giapponese!), il 23 maggio l’Agenzia Spaziale JAXA ha pubblicato un’animazione del lato notturno di Venere in infrarosso.

JAXAtopics_20160523.gif

Akatsuki ha acquisito quattro immagini in IR2 (2,26 micron) ad intervalli di quattro ore il 29 marzo 2016, a partire dalle 7:03 UTC, da una distanza di 0,36 milioni di chilometri.

In questo video, tra uno scatto e l’altro sono stati calcolati i fotogrammi intermedi per rendere più fluido il movimento.

Akatsuki (“alba”), il cui nome ufficiale è PLANET-C (The Venus Climate Orbiter), sarebbe dovuta arrivare attorno a Venere il 7 dicembre 2010.

Il computer di bordo, però, interruppe bruscamente la manovra per un malfunzionamento che bruciò il motore principale e la missione fu un insuccesso. Ma a parte questo inconveniente, ogni altro sistema risultava in ottima forma così, il team non si perse d’animo e portò la navicella in orbita eliocentrica, in attesa di un nuovo tentativo.

Dopo aver passato anni a valutare se fosse possibile recuperare la missione originaria, è stato deciso di tentare una nuova impresa, esattamente cinque anni più tardi. Il 7 dicembre 2015, alle alle 00:23 UTC, Nakamura dichiarava tra gli applausi: “siamo in orbita!“.

La sonda ora sta seguendo una traiettoria molto allungata riprendendo immagini ad una risoluzione cinque volte inferiore a quella prevista dal programma originario. In compenso, riesce a mantenere osservazioni globali su lungo periodo.

Gli obiettivi sono studiare la dinamica atmosfera del pianeta ed in particolare la super-rotazione (Venere ruota una volta ogni 243 giorni ma ai venti bastano soltanto 4 giorni per far ruotare l’intera atmosfera).

Akatsuki è equipaggiata con strumenti scientifici che lavorano a diverse lunghezze d’onda, in grado di penetrare i vari strati atmosferici e di vedere attraverso le nuvole. La sonda scansionerà l’atmosfera per due anni in IR1 (1-μm Camera filtri: 1,01, 0,97, 0,90 micron), IR2 (2-μm Camera filtri: 1,735, 2,26, 2,32, 2,02, 1,65 micron), UVI (Ultraviolet Imager filtri: 283, 365 nanometri) e LIR (Longwave Infrared Camera filtri: 10 micron), per ottenere la struttura tridimensionale e dinamica. Cercherà fulmini e disegnerà il profilo delle temperature.

JAXAatmosferavenere3d.jpg

First_Venus_by_4cameras.jpg

Inoltre, è probabile che la JAXA tenti una missione estesa. Nakamura ha dichiarato: “con un’altra manovra in questi due anni… il veicolo spaziale potrebbe evitare di finire nell’ombra di Venere ed essere in grado di orbitare attorno al pianeta per cinque anni“. Un piano che, ovviamente, permetterebbe di accumulare una bella mole di dati ed osservazioni a lungo termine.

Tra le immagini presentate una incredibile vista delle nubi acide nell’atmosfera del pianeta, sotto a sinistra, ripresa il 25 marzo 2016 alle 7:32 UTC con la fotocamere IR2 ed un tempo di esposizione di 6 secondi. A questa lunghezza d’onda la silhouette delle nuvole eterogenee appare retroilluminata dalla radiazione termica della calda atmosfera inferiore. A destra, una foto di test LIR in cui sono presenti delle strutture ad arco tra l’emisfero nord e sud, nelle prime ore della sera. Queste caratteristiche, finora mai osservate, sono rimaste visibili per quattro giorni.

JAXAmay16_1.jpg

La camera IR1, invece, è in grado di mostrare i movimenti delle nuvole e la distribuzione dei venti ad altitudini di circa 60 chilometri sul lato diurno del pianeta ma riesce a vedere fino alla superficie sul lato notturno dove il terreno si “illumina” per via del calore.

Qui sotto una slide della presentazione in cui è inclusa una vista sul lato buio di Venere, ripresa da una distanza di 44.000 chilometri il 21 dicembre 2015. La macchia scura in basso a sinistra è Aphrodite Terra.

JAXAmay16_2_images_articoli_2016_thumb_other600_0.jpg

La foto in apertura, in falsi colori, del 25 marzo 2016, combina insieme due lunghezze d’onda riprese con la camera IR2 a 1,735 micron (canale rosso) e 2,26 micron (canale blu). Il canale verde è stato ottenuto come sintesi dei due.

Fonte