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Il Mars Reconnaissance Orbiter Scopre un modello stagionale delle tempeste di polvere su Marte


Grazie alla sonda MRO della NASA gli astronomi hanno individuato tre tipi di tempeste di polvere che sembrano colpire regolarmente il pianeta rosso.


Capire il tempo che fa su Marte è uno degli elementi chiave rispetto all’obiettivo di mandare il primo uomo sul pianeta rosso.

Da decenni gli astronomi cercano di mappare il clima marziano individuando regolarità stagionali che possano aiutare a prevedere le condizioni atmosferiche a lungo termine.

 Grazie ai dati radar raccolti dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, è stato ora possibile individuare alcuni eventi climatici macroscopici che sembrano investire con una cera regolarità il quarto inquilino del Sistema solare.

 Si tratta di tre tipi di tempeste di polvere, che secondo i ricercatori si verificano in sequenza nell’emisfero sud più o meno nello stesso periodo dell’anno, durante la primavera e l’estate marziane.

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La scoperta è stata fatta analizzando le informazioni raccolte da MRO durante gli ultimi 6 anni. La sonda ha misurato in particolare la temperatura dell’atmosfera del pianeta rosso, registrandone le variazioni e individuando così i momenti corrispondenti alle tempeste.

“Quando osserviamo l’andamento della temperatura invece della polvere direttamente visibile – dice David Kass del Jet Propulsion Laboratory della NASA – siamo finalmente in grado di individuare una certa regolarità nelle tempeste. È un passo verso la comprensione delle proprietà atmosferiche fondamentali che regolano questi eventi climatici”.

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Questo grafico mostra i dati di temperatura atmosferica di Marte legate alla stagionalità in presenza di grandi tempeste di polvere regionali. I dati qui riportati sono stati raccolti dallo strumento Mars Climate Sounder sul Mars Reconnaissance Orbiter della NASA nel corso di una metà di un anno marziano, durante il 2012 e il 2013.

I risultati di Kass e colleghi, pubblicati su Geophysical Research Letters, mostrano un collegamento diretto tra le polveri sollevate dai venti marziani e la variazione della temperatura.

 Infatti la polvere assorbe la luce del Sole, con il risultato che l’aria polverosa viene riscaldata molto di più dell’aria limpida. In alcuni casi questa differenza può raggiungere picchi molto elevati, con una differenza di 35° C.

 Questo riscaldamento influenza anche la distribuzione del vento sulla superficie del pianeta rosso, che produce moti d’aria verso il basso in grado di riscaldare ulteriormente le regioni più polverose.

 Per questo le misurazioni della temperatura permettono di catturare sia gli effetti diretti che quelli indiretti delle tempeste di polveri.

 Ecco che la mappa del tempo marziano si fa sempre più dettagliata, e presto avremo forse a disposizione tutti gli strumenti per prevedere il clima che gli astronauti potrebbero trovare su Marte.

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