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Gli antichi cambiamenti climatici e la scoperta del fuoco


Tra circa 3,6 milioni a 1,4 milioni di anni fa, quando il genere Homo ebbe origine in Africa, il continente attraversò ciclici periodi d’inaridimento che ridussero le aree boschive a favore della savana e aumentarono la probabilità di incendi. Secondo un nuovo studio, questi eventi potrebbero essere all’origine di uno dei momenti fondamentali dell’evoluzione umana: la capacità di controllare il fuoco.


Il fuoco ha sempre svolto un ruolo nei miti, da quello greco di Prometeo, che rubò il fuoco agli dèi guadagnandosi la loro ira, fino a quello del Corvo, diffuso nel Pacifico nord occidentale, le cui piume divennero nere quando portò il fuoco al mondo.

Ma anche se il fuoco è stato fondamentale nella storia umana, i passi compiuti dai nostri antenati per imparare a usarlo sono avvolti nel mistero. Un nuovo studio suggerisce ora che il processo potrebbe essere stato catalizzato da un prolungato pattern di cambiamenti climatici che avvennero proprio nell’epoca in cui gli esseri umani iniziarono a evolversi e resero il loro habitat più sensibile agli incendi spontanei. I primi esseri umani avrebbero quindi imparato a sfruttare le fiamme sempre più comuni intorno a loro per cuocere i cibi e per altri scopi.

Gli esseri umani sono gli unici animali in grado di accendere e controllare il fuoco. Questo non solo aiutò i nostri antenati a rimanere al caldo, vedere nel buio e iniziare a lavorare i metalli, ma avrebbe influenzato la forma  stessa del corpo umano. Per esempio, la cottura rende molti alimenti più facili da masticare e da digerire, e le analisi della riduzione delle dimensioni dei denti e delle mascelle suggeriscono che gli antenati umani possono aver imparato a cucinare quasi due milioni di anni fa.

Molto però rimane da capire su come i nostri antenati svilupparono la capacità di controllare il fuoco. Secondo una teoria molto datata, i primi esseri umani scoprirono come usare il fuoco per sbaglio: forse producendo strumenti di pietra osservarono che strofinando le rocce una contro l’altra si generano scintille, e impararono gradualmente a usare il fuoco per molti scopi.

ll problema di queste spiegazioni è che “sollevano più domande che risposte”, dice Christopher Parker, antropologo evoluzionista dell’Università dello Utah a Salt Lake City. Per esempio, queste teorie non affrontano il problema di dove o quando potrebbe essersi verificata la scoperta, del perché non è avvenuta in precedenza o del perché altri animali che utilizzano strumenti litici – come gli scimpanzé, le scimmie cappuccine, i macachi che si cibano di granchi e le lontre marine – non hanno sviluppato anche l’uso del fuoco, osserva Parker.

In uno studio pubblicato nel numero di aprile di “Evolutionary Anthropology”, Parker e colleghi suggeriscono che gli esseri umani abbiano sviluppato l’uso del fuoco come risposta naturale ai cambiamenti ambientali. Precedenti ricerche hanno portato alla conclusione che tra circa 3,6 milioni a 1,4 milioni di anni fa, quando il genere Homo ebbe origine in Africa, il continente  attraversò ciclicamente periodi di aridità, che causarono la riduzione delle foreste e la diffusione delle praterie. Studi precedenti hanno suggerito che questi cambiamenti climatici possono avere spinto i nostri antichi antenati a smettere di arrampicarsi sugli alberi e a camminare eretti sul terreno, spiega Parker.

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Incendio naturale nella savana: probabilmente è questo il fenomeno che portò i nostri antenati ad avere familiarità con il fuoco e successivamente a controllarlo.

Le praterie secche sono una miccia ideale per il fuoco, e l’aridità che l’Africa sperimentò spesso a quel tempo fece sì che gli esseri umani si siano evoluti in ambienti sempre più a rischio di incendi, aggiunge lo studioso. “La causa più comune di incendi naturali probabilmente erano i fulmini, che possono verificarsi senza precipitazioni”, spiega. “Un altro innesco naturale per gli incendi può essere un vulcano, poiché la regione era più attiva tettonicamente in passato.”

Parker e colleghi suggeriscono nel nuovo studio che i nostri antenati non solo si abituarono al fuoco, ma impararono a sfruttarlo come risorsa naturale. Questo adattamento, chiamato pirofilia, potrebbe aver posto le basi per uso umano più attivo e intenzionale del fuoco.

I modelli del gruppo di ricerca suggeriscono che i primi esseri umani beneficiarono degli incendi in vari modi: le fiamme avrebbero reso più facile trovare cibo, come testimonia, per esempio, il fatto che le donne Martu, aborigene dell’Australia, usano ancora il fuoco per disboscare e cacciare così in modo più efficiente. I modelli indicano anche che i primi umani potrebbero aver setacciato i resti carbonizzati degli incendi per nutrirsi di animali, semi, noci e tuberi cotti dalle fiamme, sfruttando un processo chimico che non solo rende molti alimenti facili da digerire, ma uccide i germi e neutralizza alcune tossine.

Nel complesso, il nuovo studio suggerisce che imparare a sfruttare gli incendi può aver aiutato i primi uomini a ottenere più energia dal cibo e a usare meno tempo per procurarselo. I ricercatori ipotizzano anche che nel corso del tempo, i primi umani potrebbero aver imparato a usare il legno o vegetali ancora fumanti come strumenti per incendiare le aree ancora risparmiate dal fuoco per disboscare i terreni, cuocere il cibo o per entrambi gli scopi. La pirofilia potrebbe quindi aver gettato le basi per la produzione intenzionale di incendi utili. “Questa ricerca ci si sta allontanando dalle idee semplicistiche circa le origini del fuoco per portarci verso modelli significativi dal punto di vista evoluzionistico che possono consentire di guidare la ricerca sul modo in cui gli esseri umani hanno iniziato a usare questa risorsa”, dice Michael Chazan, archeologo dell’Università di Toronto, che non ha preso parte a questo studio.

La familiarità con gli incendi naturali è stata osservata anche negli scimpanzé, i nostri parenti più prossimi. Precedenti ricerche hanno scoperto che nelle savane del Senegal gli scimpanzé non solo riescono a mantenere la calma vicino agli incendi, ma possono anche prevedere come  si diffonderanno le fiamme. Parker e colleghi suggeriscono che questa tolleranza al fuoco potrebbe far luce su come i primi esseri umani si sarebbero adattati a esso.

I ricercatori adesso devono trovare prove a sostegno delle loro idee. Una possibilità sarebbe lo sviluppo di modelli degli habitat africani nel corso degli ultimi quattro milioni di anni, per valutare meglio con quale frequenza si verificassero gli incendi naturali e se possono aver avuto  il tipo di impatto sui primi esseri umani suggerito dall’ipotesi. Un’altra possibilità è indagare le risposte di altri primati agli incendi naturali, per vedere se c’è la corrispondenza predetta dai ricercatori con gli ambienti: per esempio, si potrebbe verificare se i primati della savana sono più pronti ad approfittare di paesaggi bruciati rispetto a quelli che vivono sugli alberi.

Trovare la prova definitiva dell’idea che i primi umani abbiano sfruttato gli incendi può essere difficile perché il comportamento avrebbe lasciato pochi resti archeologici, spiega Chazan. Nonostante ciò, Parker e colleghi sperano di poter trovare una conferma esaminando in che modo le moderne popolazioni umane di raccoglitori, come gli Hadza della Tanzania, usano il fuoco per ottenere cibo: le pratiche moderne potrebbero aiutare gli scienziati a identificare i segni lasciati dai loro antichi predecessori.

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