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L’ENIGMA DELLA TAVOLETTA DELLA “DEA SERPENTE”


È dipinta su una lastra di terracotta ed è stata scoperta ad Atene. La dea è affiancata da sue serpenti e reca le mani sopra la testa. L’immagine è stata realizzata in rosso, gialli e verde-blu e solo la testa della dea sembra essere stata realizzata in tre dimensioni.


Un insolito manufatto è stato rinvenuto in un mucchio di ghiaia e di altri frammenti di terracotta raccolti nel 1932, in quella che un tempo fu l’agorà (piazza) dell’antica Atene.

Secondo gli archeologi, potrebbe trattarsi di Demetra, la dea greca del raccolto.

Il problema, però, è che la dea serpente non è originaria dell’agorà.

Il mucchio di ghiaia e altri cocci di terracotta fu utilizzato come materiale di riempimento dagli operai del VII sec. a.C. ed importati da un luogo sconosciuto che gli archeologi hanno intenzione di ricostruire. Insomma, chi è la dea serpente?

«Non solo la nostra dea serpente non è identificata, ma è anche senza casa», ha detto il ricercatore Micheal Laughy del Washington and Lee University in Virginia. «La lastra di terracotta con l’immagine è stata mescolata con altro materiale presumibilmente prelevato vicino al luogo del suo santuario originale».

Assieme alla lastra della dea, nel materiale sono state trovate anche piccole figurine votive di terracotta, rappresentanti esseri umani, carri, scudi e dischi di ceramica, tanto piccoli da poterli tenere nel palmo della mano.

Secondo Laughy, le figurine venivano utilizzate nei santuari come offerte agli dei e alle dee. In genere, gli ex voto venivano considerati come oggetti sacri, almeno finchè esisteva il santuario. Dopo di ché, venivano sepolti nel terreno e lasciati riposare sotto terra.

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Anche se non è insolito trovare artefatti fuori posto ad Atene, che è stata edificata per migliaia di anni, secondo gli archeologi è strano che oggetti votivi siano stati utilizzati come riempimento stradale. Individuare la provenienza del materiale di provenienza è un compito tutt’altro che facile.

In un caso precedente simile, gli archeologi riuscirono a risalire alla provenienza di alcune statuite votive, grazie alla loro somiglianza con alcuni artefatti rinvenuti in una tomba dell’età dal bronzo al di fuori della città. Ma quelli ritrovati nel mucchio attuale, non corrispondono a nessun sito che si trova nei dintorni dell’agorà Ateniese, spiega Laughy.

L’ipotesi più plausibile è che si tratti di Demetra, la dea dell’agricoltura e del grano, oppure di Atena, figlia di Zeus e dea della sapienza, in quanto il dipinto della dea serpente mostra molte corrispondenze con l’iconografia di queste due divinità.

Demetra, in particolare, è la candidata più forte, dato che, nei pressi dell’agorà, esisterebbe un santuario del VII sec. a.C. costruito in suo onore.

La distruzione del santuario potrebbe aver prodotto una quantità di materiale di risulta poi utilizzato per il riempimento del fondo stradale. Ma si tratta solo di un’ipotesi. Il problema risiede nel fatto che l’icona di Demetra raramente è associata al simbolo del serpente.

Dunque, il mistero che avvolge l’enigmatica dea serpente, almeno per il momento, sembra rimanere insoluto. Chi rappresenta l’immagine sulla lastra? Da dove viene? E quale cultura l’ha realizzata?

Ad ogni modo, secondo Laughy, si tratta di un’opera d’arte straordinaria. Dal punto di vista archeologico, si tratta di una delle prime icone sacre realizzate in policromia.

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