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LA MISTERIOSA ORIGINE DEI “DISCHI BI” DI GIADA E DELLE “PIETRE DOPRA”


Nella Cina antica, in un’epoca che risale almeno al 5 mila a.C., grandi dischi di pietra venivano collocati sui corpi degli aristocratici defunti, ma il loro significato e la loro funzione originaria ancora sfugge, così come non è chiaro il modo in cui sono stati realizzate, dato che sono state ricavate da pietra di giada, un materiale estremamente duro.


 

La Giada è una pietra appartenente alla famiglia dei silicati ed è spesso utilizzata per produrre vasi, gioielli e altri ornamenti. Solitamente è incolore, ma la contaminazione con altri minerali, tipo il cromo, le donano la caratteristica tonalità verde smeraldo.

E’ un materiale estremamente difficile da lavorare, fattore che rende perplessi sul fatto che sia stata utilizzata già 7 mila anni fa nella Cina neolitica, periodo in cui non erano ancora disponibili strumenti di metallo.

La forma più sconcertante data a questa magnifica pietra dagli artigiani cinesi del neolitico è quella del disco, spesso chiamati dischi Bi. Si tratta di anelli piatti creati dalla cultura Liangzhu per scopi cerimoniali.

Infatti, la maggior parte di questi particolari manufatti è stata rinvenuta nelle sepolture di defunti di rango elevato, dove sono stati trovati insieme agli altrettanto enigmatici tubi cong, manufatti in giada a sezione circolare all’interno e a sezione quadrata all’esterno.

Le pietre venivano poste in posizione di rilievo sul corpo del defunto, solitamente vicino allo stomaco o al petto, e spesso rappresentavano la classica simbologia relativa al cielo. La parola cinese per la pietra di giada è YU, che significa puro, tesoro, nobile.

La funzione e il significato originario di questi enigmatici oggetti rimane ignota, dato che le culture neolitiche non hanno lasciato documenti scritti. Inoltre, il significato simbolico probabilmente è mutato nel tempo. Le tradizioni più tardive associavano il bi con il cielo e il cong con la terra.

Anche la tecnica di lavorazione rimane avvolta nel mistero, in quanto prodotti in un’epoca nella quale il metallo non era ancora conosciuto. Ad un’analisi visiva più attenta, i dischi bi sembrano aver subito processi di brasatura e lucidatura, risultato che prevede tempi di lavorazione estremamente lunghi e complessi.

Tuttavia, una cosa è evidente: i dischi di giada e i tubi cong furono realizzati da persone esperte, capaci di lavorare un materiale raro e estremamente difficile da lavorare. Quindi, la domanda è: perchè utilizzare tanto tempo e risorse umane per produrre questo tipo di manufatti?

E’ ragionevole pensare che l’importanza di questi dischi e tubi di pietra è proporzionale al tempo di lavorazione richiesto. Secondo alcuni studiosi, solo un evento estremamente importante e simbolico potrebbe aver dato inizio alla tradizione dei dischi bi.

Data la sconcertante somiglianza con le pietre Dropa, alcuni hanno ipotizzato che i dischi bi abbiano a che fare con la discesa degli dei sulla terra che, tradotto con le nostre categorie culturali, potrebbe fare riferimento alla visita di esseri non terrestri sul nostro pianeta in epoche remote.

I Dischi di Pietra di Dropa

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Le pietre di Dropa sono una collezione di 716 dischi risalenti a circa 12 mila anni fa, caratterizzati dalle incisioni di piccoli segni geroglifici. Rinvenuti lungo il confine cino-tibetano, i dischi di pietra di Dropa (The Dopra Stones), secondo alcuni, sarebbero le prove di un antico schianto alieno sulla terra.

I dischi vennero scoperti nel 1938 da Chi Pu Tei, professore di archeologia presso l’Università di Pechino, e i suoi studenti, nel corso dell’esplorazione di una serie di alcune grotte della catena dell’Himalaya.

Durante la spedizione questi scoprirono una cavità stupefacente fino ad allora rimasta inesplorata; quando gli esploratori entrarono si resero conto che più che una semplice grotta si trattava di un sistema di gallerie artificiali e interconnesse.

Le pareti erano state levigate e sembravano cristallizzate, come se fossero state tagliate da una fonte di calore estremo, mentre c’erano incise sopra della strane iscrizioni che rappresentavano tutti i pianeti del nostro Sistema Solare, compresi il Sole e la Luna.

Inoltre, il gruppo rinvenne anche una serie di piccole tombe che contenevano gli scheletri di strane creature alte appena 1 metro e 30 e con il cranio enorme. Di sicuro appartenevano a un razza sconosciuta. Accanto alle tombe furono trovati ammassati 716 dischi di granito con diametro dai 35 ai 50 cm e con un foro centrale, spessi un centimetro.

I dischi su un lato erano coperti di strani geroglifici, mentre sull’altro mostravano un’incisione a spirale che partiva dal centro e terminava verso il bordo esterno, in maniera molto simile ai moderni dischi musicali in vinile.

I reperti furono trasferiti segretamente a Pechino per essere studiati da un team di scienziati guidati dal professor Tsum Um Nui, il quale concluse che i dischi risalivano al 10 mila a.C. e raccontavano la storia di un gruppo di alieni chiamato Drog-pa (pelle gialla), proveniente da un pianeta lontano 12 mila anni luce.

Un giorno giunsero in visita sul nostro pianeta, ma la loro astronave precipitò tra le montagne del Tibet. Pare che gli alieni avessero intenzioni pacifiche. Una volta che ebbero preso atto di non poter più tornare al loro pianeta natale, gli alieni furono costretti a stabilirsi sulla Terra mescolandosi alla popolazione locale. Ma le cose non furono così facili come avevano pensato gli antichi visitatori. Una parte di loro fu sterminata dalle tribù locali, spaventate dal loro aspetto inumano.

Gli indigeni del posto raccontano che in tempi antichi due tribù abitavano in quella zona e che gli strani esseri alti solo 1 metro e 30 erano erano venuti dal cielo. Alla fine, i nativi impararono a convivere con i pochi alieni sopravvissuti. Chi Pu Tei e il suo team rinvennero interessanti pittogrammi rupestri che raffiguravano strani esseri con dei caschi sferici sul capo.

Tsum Um Nui, pare abbia pubblicato l’esito dei suoi studi nel 1962 su una rivista scientifica, attirandosi insulti e derisione da parte della comunità scientifica. Poco dopo, si ritirò in Giappone in esilio volontario, dove morì poco dopo aver completato il suo lavoro. Le analisi rivelarono che le pietre contenevano alte concentrazioni di cobalto e altri minerali, il che rendeva le pietre particolarmente difficili da lavorare per un popolo tanto primitivo.

 

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