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LA STATUINA DEL “LEONE UMANO” POTREBBE AVERE 40 MILA ANNI


Una testa di leone su un corpo umano. La storia del “Leone Umano” (in tedesco: Löwenmensch, letteralmente “leone umano”) comincia nel 1939, quando un gruppo di archeologi tedeschi, impegnato in uno scavo presso il sito paleolitico di Stadelhole (“grotta stabile”) a Hohlenstein, nel sud della Germania, scoprì centinaia di frammenti di avorio di mammut.


 

Solo una settimana dopo l’interessante scoperta, prima che il team potesse completare il lavoro sul campo e analizzare i reperti, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale costrinse gli archeologi ad abbandonare rapidamente il sito.

I frammenti furono custoditi in un deposito presso un Museo nelle vicinanze della città di Ulm, dove vi rimasero, quasi dimenticati, per trent’anni, fino a quando l’archeologo Joachim Hahn cominciò ad analizzare i frammenti.

Hahn catalogò e analizzò più di 200 frammenti, con i quali compose una straordinaria figurina umanoide risalente al periodo Aurignaziano (più di 30 mila anni fa). Era chiaramente una figura con caratteristiche sia umane che animali.

Ma la statuita era incompleta. Infatti, solo una piccola parte della testa e dell’orecchio sinistro erano state trovate, quindi non si riusciva ancora a capire quale tipo di creature potesse rappresentare.

Tra il 1972 e il 1975, furono consegnati al museo altri frammenti raccolti dal pavimento della grotta e altri ancora che furono rinvenuti in una campagna di scavi del 1960, conservati il un altro luogo. Bisognerà aspettare il 1982 perchè un archeologo rimetta mano alla composizione della statuina.

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Fu Elizabeth Schmidt, un’archeologa, a riprendere il lavoro cominciato da Hahn. La Schmidt non solo corresse alcuni errori commessi da Hahn, riuscì ad aggiungere anche le parti del naso e della bocca che mancavano, rendendo sempre più chiaro che la statuina aveva la testa di un felino.

In origine, la figura antropomorfa fu classificata da Hahn come di sesso maschile. Ma la Schmidt, sulla base dei frammenti aggiuntivi, decise che si trattava di un essere di sesso femminile con la testa di leone, cioè di una “Löwenfrau” (donna leone). Ma entrambi le ipotesi non potevano essere provate scientificamente.

Nel 2008, una nuova spedizione ha portato un team di archeologi, guidati da Claus-Joachim Kind, sul sito di Stadelhole. La squadra ha rimosso tutto il materiale di riempimento versato frettolosamente dai colleghi del 1939 all’indomani dello scoppio della guerra. Nei tre anni di permanenza sul sito, il team di Kind ha trovato diverse quasi mille nuovi frammenti di avorio, molto più piccoli dei precedenti.

“Nel 2009, quando abbiamo trovato i primi frammenti, abbiamo avuto una sorpresa enoorme”, spiega Kind. “Siccome abbiamo scavato esattamente nel punto in cui venne fatta la prima scoperta nel 1939, subito abbiamo capito che appartenevano al Leone Umano.

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Era evidente che alcuni frammenti erano stati danneggiati durante gli scavi precedente. Furono recuperati solo i pezzi più grandi, mentre quelli più piccoli furono lasciati nella caverna”.

Grazie ad una simulazione tridimensionale della statuina, si è riusciti a collocare i frammenti ritrovati come parti mancanti del collo e del dorso. “Alla fine del 2011 abbiamo recuperato tutti i pezzo”, conclude Kind. “Ci auguriamo che presto il Leone Umano sia completo”.

Nella sua configurazione definitiva, la statuina risulta essere alta 29,6 centimetri, larga 5,6 centimetri e con uno spessore di 5,9 centimetri. E’ stata ricavata da avorio di mammut con uno scalpello in pietra di selce. Attualmente è custodita nel museo di Ulm, in Germania.

Una delle caratteristiche della scultura che più sorprendono è lo straordinario dettaglio con il quale è stata realizzata, considerata l’epoca in cui è stata realizzata. All’inizio, si pensava che la statuina fosse stata scolpita circa 30 mila anni fa. Ma la datazione al radiocarbonio eseguita di recente sposta la sua datazione di ben 10 mila anni nel passato, facendola risalire a ben 40 mila anni fa. Questo ne fa una della più antiche sculture antropomorfe d’Europa, come riferisce la rivista Archeology.

L’interpretazione del manufatto è molto difficile. Uno dei metodi per coglierne l’identità è quello di compararlo con i dipinti rupestri ritrovati in alcune grotte europee, come quelli di Lascaux, in Francia. Anche questi pittogrammi presentano figure ibride. Tuttavia, si tratta di opere di diverse migliaia di anni più giovani della scultura tedesca.

In alcune campagne di scavo successive al ritrovamento del Leone Umano, in una grotta della stessa regione, furono rinvenute altre statuine con la testa di Leone, molto più piccole e insieme ad altre figure di animali e flauti vari. Questo potrebbe essere un indizio che la figura antropomorfa del leone abbia svolto un ruolo importante nella mitologia degli esseri umani del Paleolitico Superiore.

Ciò che colpisce è che lo scultore del Leone Umano era dotato di una mente capace di grande immaginazione, non limitandosi a rappresentare forme presenti in natura. “A quanto pare, non è necessario avere un cervello con una corteccia prefrontale complessa per creare un’immagine mentale di un uomo-leone”, sottolinea Jill Cook, curatrice del British Museum. “La scultura di Ulm getta una luce nuova sull’evoluzione dell’homo sapiens”.

I ricercatori hanno calcolato che lo scultore ha impiegato almeno 400 ore per realizzare l’opera, lavorando per due mesi alla luce del giorno. Ciò significa che l’intagliatore non era un cacciatore ed era mantenuto dalla comunità. Ciò presuppone un certo grado di organizzazione sociale e un sostanziale apprezzamento per le arti visive.

Il dibattito tra gli studiosi, su ciò che rappresenta la statuina, è ancora aperto. C’è chi ritiene che sia da collegare allo sciamanesimo e al mondo degli spiriti, c’è chi crede che si tratti di un’opera d’arte fine a se stessa, e che crede che possa anche trattarsi di giocattoli realizzati per i bambini del Paleolitico Superiore.

Ad ogni modo, la creatura fantastica umano-leonina rappresenta una reliquia unica nel suo genere. Essa si riferisce alla vita intellettuale, sociale e religiosa della mente degli esseri umani vissuti durante l’ultima glaciazione. Tuttavia, la loro visione complessa del mondo, non può essere decifrata più di quanto si sia riusciti finora.

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