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Novità sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko


Mentre l’Archive Image Browser si arricchisce sempre di più con le immagini della NavCam (Navigation Camera) e di OSIRIS (Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System), il team della missione dell’ESA Rosetta invita il pubblico a scrutare attentamente le oltre 20.000 immagini rilasciate per identificare i punti in cui la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è cambiata da quando è iniziato l’incontro con sonda ad agosto 2014.


Ci sono davvero tanti link utili per accedere ai dati: la rubrica #CometWatch della NavCam sul blog della missione, l’OSIRIS image of the day, l’Archive Image Browse per la Navigation Camera (NavCam), aggiornata ormai con solo una settimana di differita, e di OSIRIS, oppure il Planetary Science Archive.

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I rilasci di OSIRIS sono sempre i più attesi: le ultime foto sono davvero spettacolari e si può spaziare da quelle della WAC (Wide Angle Camera) dove protagonisti indiscussi sono i getti, ai dettagli incredibilmente ravvicinati della NAC (Narrov Angle Camera), il più delle volte disponibili in diversi filtri così da poter ottenere la composizione a colori. Un esempio in apertura: un dettaglio ripreso dalla NAC il 22 novembre 2014 assemblato combinando insieme sei filtri dall’infrarosso all’ultravioletto. Il particolare fa parte della punta del lobo più grande che collega la regione Imhotep, dove si trova il masso “Cheope” fotografato da OSIRIS il 19 settembre 2014, al lobo più piccolo ed è visibile anche in un’insolita inquadratura ripresa dalla NavCam il 16 gennaio 2016.

La sonda dell’ESA Rosetta ha rilevato anche kripton e xeno tra i gas nobili della chioma della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, mentre volava a meno di 10 chilometri dal nucleo lo scorso mese.

I gas nobili provenienti dal nucleo sfuggono molto facilmente nello spazio attraverso la sublimazione quindi rilevarli è difficile se non si è abbastanza vicino da annusarli appena vengono emessi“, ha detto nel report Kathrin Altwegg, principale ricercatrice dello strumento ROSINA che ha presentato i risulti alla riunione della Royal Society a Londra.

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Perciò “avevamo visto accenni sporadici di kripton volando brevemente a 12 chilometri di distanza i primi di marzo ma la conferma è stata possibile solo grazie al lungo periodo di osservazione durante queste orbite strette“.

Dei gas nobili presenti in natura, elio, neon, argon, kripton, xeno e radon, Rosetta aveva già rilevato l’argon ad ottobre 2014 quando volava a 10 chilometri dal nucleo. Da allora, la cometa ha attraversato il perielio, cioè il momento di maggiore attività, costringendo la sonda ad allontanarsi a centinaia di chilometri per diversi mesi. Ma ora, che può, avvicinarsi di nuovo la ricerca di questi gas rari può proseguire.

Le firme isotopiche di questi e di altri gas funzionano come traccianti per individuare i blocchi originari della cometa, come comprendere meglio le proprietà fisiche e chimiche dell’ambiente in cui si è formata. Come tali, rilevarli è un obiettivo chiave della missione Rosetta“, ha aggiunto Altwegg. I gas nobili, infatti, raramente reagiscono chimicamente con altri elementi per formare molecole, soprattutto rimanendo in uno stato atomico stabile e, quindi, sono rappresentativi dell’ambiente attorno alle giovani stelle dove nascono i pianeti, le comete e gli asteroidi.

La loro abbondanza e le concentrazioni isotopiche possono essere confrontate con i valori conosciuti per la Terra e per Marte, per il vento solare ed i meteoriti. Inoltre, la loro presenza nelle atmosfere dei pianeti rocciosi è controllata dalla prima fase di evoluzione planetaria, dall’attività di degassamento, perdita atmosferica ed attività geologica e/o dalla consegna tramite bombardamento di comete ed asteroidi. Di conseguenza, il loro studio per quanto riguarda le comete può fornire informazioni anche su tali processi ed aiutare a comprendere il loro ruolo nell’apporto di gas nobili nei pianeti stessi.

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