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‘Archeologia’ cosmica nella Via Lattea


I resti della prima generazione di astri della nostra galassia individuati grazie al telescopio Hubble. La ricerca pubblicata su The Astrophysical Journal Letters.


Una stella che contiene antichi elementi mai riscontrati in precedenza in altre ‘colleghe’ della Via Lattea: è questo il ritratto di BD+44 493, realtà appartenente alla cosiddetta seconda generazione di astri che affollano la galassia. 

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Alle indagini su questo particolare astro, condotte da un team di ricercatori delle Università del Michigan e di Notre Dame nell’Indiana, è stato dedicato lo studio “Detection of phosphorus, sulphur and zinc in the carbon-enhanced metal-poor star BD+44 493”, pubblicato recentemente sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.

Le stelle di prima generazione che si sono formate nella Via Lattea costituiscono una realtà di difficile investigazione per gli studiosi perché questi astri, caratterizzati da una notevole massa, hanno cessato di esistere pochi milioni di anni dopo la loro nascita.

Tuttavia, come un’antica civiltà che può essere ricostruita tramite testimonianze archeologiche, queste stelle primigenie, dopo aver concluso il loro percorso come supernove, hanno lasciato dietro di sé tracce di alcuni elementi prodotti durante le esplosioni.

Ed è proprio su questi elementi che si è basata la ricerca ‘archeologica’ degli studiosi, il cui strumento di riferimento è stato lo spettrografo COS (Cosmic Origins Spectrograph), montato a bordo di Hubble, lo storico telescopio spaziale NASA/ESA.

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Grazie al COS è stato possibile analizzare le aree-chiave dello spettro ultravioletto di BD+44 493, che presenta una composizione particolare perché includerebbe elementi provenienti da una stella di prima generazione.

Fosforo e zolfo sono i due elementi che non erano mai stati individuati in questo tipo di stella, unitamente allo zinco, riscontrato solo in un astro di seconda generazione.

I ricercatori, che hanno comparato i dati ottenuti con i modelli realizzati in precedenza, hanno ipotizzato che la stella originaria da cui provengono gli elementi presi in considerazione, sia stata particolarmente massiccia, forse oltre 20 volte la massa del Sole. Lo studio su BD+44 493 è stato il primo che si è avvalso dello strumento COS per approfondire le caratteristiche delle stelle antiche.

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