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La grammatica del linguaggio negli uccelli


Il diamante mandarino, un passeriforme originario dell’Australia, e il parrocchetto ondulato, la comune cocorita, sono in grado di astrarre le regolarità presenti all’interno di successioni di sillabe: un’abilità ritenuta cruciale per lo sviluppo delle capacità linguistiche negli esseri umani.


Una delle caratteristiche cruciali dell’apprendimento del linguaggio è la capacità di astrarre la struttura grammaticale della lingua parlata: è proprio l’astrazione a permettere agli esseri umani di rilevare le regolarità presenti nella propria lingua madre, e di generalizzarle.

Questa abilità è stata analizzata negli studi sull’apprendimento della lingua, in cui i soggetti umani sono esposti a stringhe di suoni organizzati secondo una specifica struttura grammaticale, ma prive di significato (per esempio “i pirotti carulizzano elaticamente”).

Si è così dimostrato che l’abilità di astrarre la struttura sottostante da una serie di stimoli – sia visivi sia sonori – è presente già nei bambini piccoli.

I risultati ottenuti sugli esseri umani hanno anche suggerito che nel corso dell’evoluzione questa abilità cognitiva possa aver preceduto lo sviluppo del linguaggio, manifestandosi per la prima volta nel genere Homo oppure in qualche nostro antenato ancora più lontano. In questa seconda ipotesi, essa potrebbe essere presente anche in altri animali.

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Sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” Michelle J. Spierings e colleghi dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi, hanno analizzato due specie di uccelli, il diamante mandarino (Taeniopygia guttata), un passeriforme originario dell’Australia, e il parrocchetto ondulato (Melopsittacus undulates), noto anche come cocorita.

L’obiettivo degli autori era valutare se queste due specie fossero in grado di imparare a distinguere brevi successioni di sillabe dotate di una struttura grammaticale definita.

I test hanno dimostrato che entrambe le specie sono capaci di distinguere tra due stringhe di questo tipo, ma con meccanismi molto differenti.

Il mandarino infatti fa caso all’ordine in cui compaiono specifiche “sillabe” nella successione di suoni.

Il parrocchetto, invece, è in grado di rilevare la struttura complesiva della successione di suoni (per esempio, ripetizioni, accenti, ecc.), il che permette all’animale di utilizzarla per classificare correttamente le sillabe presenti in frasi assolutamente nuove.

Secondo gli autori questa capacità di percepire la relazione astratta tra sillabe diverse è assimilabile al ragionamento analogico, da sempre considerato appannaggio esclusivo degli esseri umani e di recente documentato in poche specie animali.

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