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Clima di 94 milioni di anni fa ammonisce su futuri cambiamenti


Secondo una ricerca della Florida State University (FSU), un severo evento climatico di 94 milioni di anni fa, che causò un sostanziale cambiamento nei sistemi ecologici degli oceani terrestri, fornisce indicazioni sugli scenari cui il nostro pianeta potrebbe dover far fronte a seguito dei futuri cambiamenti climatici.

In un nuovo studio, pubblicato su Earth and Planetary Science Letters, Jeremy Owens, docente di Geologia alla FSU, spiega che esistono già zone dell’oceano divenute inospitali per alcuni organismi, proprio come accadde durante il lungo riscaldamento della Terra che avvenne 94 milioni di anni fa, a metà del periodo geologico del Cretaceo, nel passaggio dall’inferiore al superiore.

Durante questa fase di riscaldamento, durata qualche milione di anni, diversi elementi naturali vennero a mancare, determinando la morte di alcuni organismi o comunque una loro consistente diminuzione.

I principali elementi che quasi svanirono furono il vanadio e il molibdeno; metalli in tracce, presenti in concentrazioni minime, ma di fondamentale importanza per la vita nell’oceano.

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Il molibdeno, in particolare, viene utilizzato dai batteri per la fissazione dell’azoto, elemento indispensabile per ogni forma di vita.

“Le concentrazioni di questi metalli in tracce scesero a livelli talmente bassi da risultare inferiori alle quantità di cui gli organismi posti alla base della catena alimentare oceanica necessitavano per poter sopravvivere”, dice Owens. “Questo cambiamento produsse una modifica di tutta la biologia”.

Il riscaldamento di 94 milioni di anni fa interessò, come si è detto, un periodo lungo milioni di anni. Per essere più precisi, diciamo però che, allora, la Terra era completamente diversa da com’è oggi.

In Canada crescevano le palme, e le ninfee costellavano tutta l’area del circolo polare artico, mentre, nel mondo animale, i dinosauri erano i padroni incontrastati della Terra.

Il pianeta continuava a scaldarsi con ripercussioni drammatiche sulla chimica degli oceani di tutta la Terra e la cui impronta fossile è ben registrata nelle rocce dell’epoca.

Owens ed un team di ricercatori hanno esaminato campioni di sedimenti recuperati dall’Ocean Drilling Program, un programma di ricerca della National Science Foundation, che utilizza un trapano particolare (JOIDES) per recuperare campioni dal fondo oceanico al largo delle coste del Venezuela.

Gli studiosi hanno avuto così modo di poter esaminare carote di 10 metri di spessore del fondo oceanico per poter studiare i cambiamenti delle microfaune mediante l’analisi dei microfossili o dei minuscoli gusci degli organismi rimasti nel sedimento.

Owens ha trovato la conferma che le comunità ecologiche, 94 milioni di anni fa, sperimentarono un cambiamento sostanziale, perché molti tipi di batteri e di alghe subirono l’influenza dei cambiamenti nei nutrienti delle acque.

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“Alcune di queste specie non scomparvero del tutto, ma dovettero cambiare il modo di vita cui erano abituate”, dice Owens.

La diminuzione di vanadio e molibdeno in tracce suggerisce anche la diffusione di una scarsa ossigenazione delle acque, evento che potrebbe aver causato il proliferare di ‘zone morte’ nei corpi d’acqua di tutto il mondo (fiumi, paludi, laghi), dove nessuna forma di vita avrebbe potuto essere ospitata.

Lo scenario descritto è fonte di grande preoccupazione per gli scienziati, che cercano di capire cosa potrebbe accadere al mondo che ci circonda oggi, qualora la Terra continuasse a riscaldarsi.

Non c’è dubbio che gli eventi di 94 milioni di anni fa forniscono un quadro inquietante dei probabili scenari futuri in relazione ai cambiamenti climatici.

“Questa è la migliore vetrina per mostrare e cercar di comprendere i futuri cambiamenti climatici”, afferma Owens. “Gli eventi già accaduti potrebbero ripetersi, coinvolgendo tutti gli oceani”, conclude lo scienziato.

Per lasciare aperto uno spiraglio di ottimismo contro il tono catastrofista di questa conclusione, va tuttavia sottolineato che l’evento di quel lontano passato richiese un considerevole arco di tempo, che è fuori luogo paragonare all’attuale global warming, un processo che, sia pure da non sottovalutare, sta sviluppando ora i suoi primi passi.

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