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Nel Pacifico ecco l’imponente “onda di Kelvin”: potrebbe vanificare lo sviluppo della “Nina”


Dopo un avvio piuttosto rapido della stagione degli uragani del 2016, con la nascita e lo sviluppo delle tempeste tropicali “Danielle” e “Colin”, l’Atlantico tropicale vive un periodo di momentanea quiete. Ma questa fase di quiete rischia di avere una vita piuttosto breve se si guarda al Pacifico centrale equatoriale, dove troviamo in azione una grossa “onda di Kelvin”, al momento posizionata nei pressi della linea di data internazionale. Secondo alcuni meteorologi statunitensi, fra cui la voce di Michael Ventrice, uno dei massimi esperti di “onde Kelvin”, quella osservata in questi giorni sul Pacifico centrale è una delle “onde di Kelvin” più grandi e potenti mai osservate nell’ultimo decennio fra l’oceano Indiano e il Pacifico. Le scorse settimane, durante il passaggio sull’oceano Indiano centro-orientale, questa poderosa “onda Kelvin” ha generato intensi venti occidentali che hanno raggiunto punte di oltre 60-65 km/h (valori davvero notevoli per l’area equatoriale), agitando la superficie oceanica per centinaia di miglia. Questi forti venti occidentali lungo la fascia equatoriale ora rischiano di vanificare lo sviluppo della “Nina” sul Pacifico centro-orientale, favorendo un temporaneo aumento delle temperature delle acque superficiali oceaniche.

Nel corso dei prossimi giorni questa potente “onda di Kelvin” dovrebbe cominciare a muoversi in direzione del Pacifico orientale, agevolando al contempo lo sviluppo di possibili cicloni tropicali, anche particolarmente intensi, entro la prima settimana di Luglio nel tratto di oceano antistante le coste messicane meridionali. Già nei prossimi giorni delle aree caratterizzate da una intensa attività convettiva si cominceranno a sviluppare poco a largo delle coste del Costa Rica, dove si potrà creare l’ambiente ideale (aria molto umida e calda in superficie) per la nascita di una depressione tropicale.

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Ma l’influenza di questa vasta “onda di Kelvin” si potrebbe estendere fino all’area caraibica e al Golfo del Messico, con l’afflusso di aria molto umida e instabile che nel corso del mese di Luglio potrebbe deporre a favore per lo sviluppo di possibili sistemi depressionari tropicali organizzati, in grado di evolvere rapidamente in depressioni tropicali o tempeste tropicali. Se a ciò aggiungiamo l’azione di una “Madden-Julian Oscillation” piuttosto intensa, ma molto più lenta, nell’evoluzione verso est, della stessa “onda di Kelvin”, la situazione diviene sempre più scoppiettante nell’area tropicale.

Generalmente una fase di “MJO” attiva può favorire il movimento verso l’alto e lo sviluppo ciclone tropicale per una settimana o due, allorquando il suo fianco si avvicina ad un bacino oceanico, influenzandone la circolazione atmosferica. Proprio in corrispondenza di metà Luglio, quando la “MJO” si sposterà ulteriormente verso levante, fra il Golfo del Messico e il settore più occidentale del mar dei Caraibi, si verranno a creare le situazioni ideali alla formazione dei cicloni tropicali. Gli uragani nel Golfo del Messico e sui Caraibi occidentali sono più probabili nel corso di una fase di “MJO” attiva.

Le “onde di Kelvin” di solito sono il segnale precursore della nascita di “El Nino” o di “La Nina”. Studi recenti hanno potuto dimostrare come la “Madden-Julian oscillazione”, in sigla detta pure “MJO” (pattern climatico di variabilità atmosferica della fascia equatoriale che consiste nel lento movimento di un nucleo di precipitazioni molto intense, con forte attività convettiva organizzata, che si spostano da Est a Ovest), in azione sull’oceano Indiano può innescare una “onda Kelvin” che si propaga verso est, seguendo un ciclo di oltre 30-60 giorni, con la liberazione di una intensa quantità di calore latente sprigionato dall‘intensa attività convettiva legata proprio alla “MJO“. Il campo di pressione medio-basso presente sull’oceano Indiano meridionale, lì dove agisce la “MJO”, si propaga gradualmente verso est, in direzione del Pacifico settentrionale, producendo una sostenuta ventilazione dai quadranti occidentali che inibisce il flusso regolare dei venti Alisei nella fascia tropicale dell‘oceano Pacifico.

Questi venti occidentali sono in grado di trasferire dal Pacifico occidentale al Pacifico orientale un’“onda di Kelvin“, che in questo caso va identificata come una grande striscia di acque molto calde, che scorrono ad una profondità di circa 150 metri, lungo una direttrice ovest est. Questa onda può essere osservata in superficie da un leggero aumento in altezza della superficie del mare, di circa 8 cm, e un sensibile aumento delle temperature delle acque superficiali su un’area estesa per centinaia di miglia.

Quando questa “onda di Kelvin” colpisce la costa del Sud America, in prossimità dell’Ecuador e della costa peruviana, l’acqua calda finisce sopra il ramo principale della fredda corrente marina di Humbold, che dai mari sub-antartici risale fino alle isole Galapagos bordando tutta la costa sud-americana.

L’incontro con la fredda corrente marina di Humbold provoca una brusca deviazione verso nord del flusso di masse d‘acqua molto calde provenienti dal Pacifico, creando una vasta area di acque calde in superficie che si distende verso il Golfo di Panama e le coste pacifiche dell’America centrale. Questa corrente di acque calde, spinte dall’”onda di Kelvin”, può spingersi fino alle coste del Messico settentrionale e della California, causando una impennata delle precipitazioni nelle suddette aree costiere, visto la maggior quantità di calore latente messo a disposizione dalla superficie oceanica.

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