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grazie alla fisica scoperta una nuova tecnica non invasiva per studiare la pittura egizia


Impiegata per la prima volta una nuova tecnica scientifica non invasiva, per studiare reperti appartenenti a un antico corredo funebre egizio, della collezione del Museo egizio di Torino.


I ricercatori del Laboratorio nazionale per la didattica della storia (Landis) dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e l’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), hanno impiegato per la prima volta una nuova tecnica scientifica non invasiva, per studiare reperti appartenenti a un antico corredo funebre egizio, della collezione del Museo egizio di Torino. La tecnica si chiama fluorescenza a raggi X per scansioni macro (Ma-XRF) ed e’ stata impiegata per la prima volta su alcuni cofanetti in legno dipinti presenti nella tomba di Kha, architetto del faraone durante la XVIII dinastia (1420-1351 a.c). “Le immagini preliminari ottenute dall’analisi dei cofanetti in legno dipinti del corredo funebre della tomba di Kha, finora mai analizzati con tecniche scientifiche, hanno fornito nuove indicazioni sulle tecniche pittoriche utilizzate nell’antico Egitto, sulla presenza di diverse mani nella manifattura artistica degli oggetti e sul loro stato di conservazione“, ha dichiarato Paolo Romano responsabile del Laboratorio Landis. La Ma-XRF e’ una tecnica non invasiva a scansione che permette di ottenere un mapping chimico del reperto analizzato senza danneggiarlo e fornendo importanti indicazioni su materie prime, tecnica pittorica e stato di conservazione. Le immagini che si ottengono sono ad alta risoluzione ed è possibile lavorare su grandi superfici (105×70 cm), ad altissima velocità (fino a 200 mm/sec) e con una risoluzione spaziale fino a 30 micron (pari a 30 centesimi di millimetro).

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