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I canyon di Marte potrebbero essere ricchi di acqua liquida


Un nuovo studio appena pubblicato esamina migliaia di caratteristiche stagionali nella zona equatoriale di Marte simili a flussi d’acqua transitori, chiamate Recurring Slope Lineae (RSL).


Le RSLRecurring Slope Lineae (“linee di pendio ricorrenti”) sono delle striature stagionali che appaiono occasionalmente su alcuni pendii marziani. Da quando sono state scoperte nel 2011, sono ritenute la migliora prova che qualcosa ancora scorre sul Pianeta Rosso. 

Il rover della NASA Curiosity proverà a studiare questo fenomeno da vicino nel cratere Gale ma finora ogni prova è arrivata con le immagini orbitali ad alta risoluzione della fotocamera Experiment High Resolution Imaging Science (HiRISE) a bordo della sonda della NASA Mars Reconnaissance Orbiter (MRO).

Appaiono come striature scure, generalmente sui pendii ma anche su picchi isolati, piccoli tumoli e frane. Si formano nella stagione calda per poi svanire con l’arrivo del freddo e ripetere il ciclo l’anno successivo.

La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Geophysical Research, ha analizzato 41 siti nella zona centrale ed orientale del più grande sistema di canyon di Marte, la Valles Marineris, dove sembrano essere molto diffuse. In ogni sito, i flussi individuati variano da pochi esempi a più di mille.

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Ce ne sono così tante che è difficile tenere traccia“, ha detto nel report Matthew Chojnacki, autore principale del documento.

La loro presenza nel canyon è molto diffusa. Per quanto ne sappiamo questa è la popolazione di RSL più densa sul pianeta. Quindi, se sono effettivamente associate alla moderna attività dell’acqua, il sistema di canyon è ancora più interessante al di là della sua spettacolare geologia“.

Lo scorso anno, le immagini scattate da MRO abbinate con i dati rilevati dal Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) sempre a bordo della sonda, avevano permesso di confermare la presenza di sali idratati in alcuni luoghi solcati dalle RSL, comprese le pareti del canyon Valles Marineris. Ora, il gruppo di ricerca, ipotizzando che l’acqua sia effettivamente coinvolta nella loro formazione infiltrandosi dal sottosuolo, ha cercato di stimare quanta ne sarebbe necessaria per creare le striature scure che vediamo.

All’interno dei crateri, le RSL sarebbero alimentate da falde sotterranee perforate dall’impatto che creò il cratere stesso, le cui acque occasionalmente risalirebbero in superficie ancora oggi. Per quanto riguarda le creste o i picchi, invece, tale meccanismo è improbabile. In tal caso, sarebbero, invece, i sali presenti nel terreno ad inglobare il vapore acqueo dell’atmosfera, creando una specie di salamoia, un fenomeno studiato anche sulla Terra nella McMurdo Dry Valley in Antartide, uno dei deserti terrestri più freddi, dove in primavera le sabbie si ricoprono di macchie di umidità nonostante i ghiacci sciolti scarseggino e le piogge siano assenti. Questa teoria sembrerebbe avvalorata in alcuni siti dalla presenza di striature persistenti luminose accanto a quelle scure tipiche delle RSL, costituite forse da sali lasciati sul terreno dopo l’evaporazione della salamoia. Ma secondo gli autori “la quantità di acqua allo stato liquido necessaria ogni anno per formare le striature studiate nella Valles Marineris ammonterebbe a circa 10 a 40 piscine olimpioniche (circa 30.000 a 100.000 metri cubi)” ed anche se la quantità di vapore acqueo presente in atmosfera sopra al canyon è superiore, tale processo sarebbe improbabile perché poco efficiente.

Potrebbero esserci più modi in cui l’atmosfera e la superficie interagiscono nel canyon come ad esempio le nuvole e foschie a bassa quota ma il meccanismo è tutt’altro che chiaro“, ha aggiunto Chojnacki.

Di sicuro le RSL assomigliano molto ad un terreno bagnato per infiltrazioni d’acqua qui sulla Terra ma Marte è un caso a sé e anche ciò che sembra familiare può in realtà avere un’origine molto diversa. Sul Pianeta Rosso, lo stesso effetto può essere prodotto da processi privi di acqua, completamente asciutti, oppure da meccanismi ibridi che contengono meno acqua di quanto si possa pensare.

Come evidenzia lo studio, le RSL possono essere anche associate a crolli e frane che sembrano stagionali e verificarsi in tandem con le striature.

Così, mentre la ricerca va avanti insieme a test di laboratorio e simulazioni, secondo gli autori “complessivamente i risultati supportano l’idea che una grande quantità di acqua si trova in prossimità della superficie ancora oggi su Marte e che un meccanismo diffuso, forse legato al clima, sta creando le RSL“. Questa conferma non solo avrebbe grandi implicazioni per la vita sul Pianeta Rosso ma anche per i futuri esploratori umani che avrebbero a disposizione un’importante risorsa come l’acqua proprio qualche centimetri sotto la superficie.

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