Time is running out for the galaxy NGC 3801, seen in this composite image combining light from across the spectrum, ranging from ultraviolet to radio. NASA's Galaxy Evolution Explorer and other instruments have helped catch the galaxy NGC 3801 in the act of destroying its cold, gaseous fuel for new stars. Astronomers believe this marks the beginning of its transition from a vigorous spiral galaxy to a quiescent elliptical galaxy whose star-forming days are long past.Visible light from the Sloan Digital Sky Survey is seen in yellow shining from all of the galaxy's stars. Notice that NGC 3801 is starting to possess a broadly elliptical shape, the characteristic shape a galaxy assumes after forming from a merger of spiral galaxies. Some star formation is still taking place in NGC 3801, as shown in the ultraviolet by the Galaxy Evolution Explorer (colored blue), and in the dusty disk revealed in infrared light by NASA's Spitzer Space Telescope (red). According to theory, that lingering star formation will soon be quenched by shock waves from two powerful jets shooting out of NGC 3801's central giant black hole. Radio emissions from those jets appear in this image in green. Like a cosmic leaf blower, the jets' expanding shock waves will blast away the remaining cool star-making gas in NGC 3801. The galaxy will become "red and dead," as astronomers say, full of old, red stars and lacking in any new stellar younglings.Near-ultraviolet light from the Galaxy Evolution explorer at a wavelength of 230 nanometers is rendered in blue, while visible light at 469 nanometers from Sloan is displayed in yellow. Infrared light at 8 microns from Spitzer is red, and radio emission at 20 centimeters from NRAO's Very Large Array is overlaid in green.

Chi spegne le galassie?


Un team di ricerca guidato dall’Università della California ha ipotizzato che le galassie interrompano la loro produzione stellare a causa di una combinazione di processi galattici esterni e interni. I risultati su Astrophysical Journal.


Ellittiche, a spirale o irregolari, nane o giganti, rosse o blu: ecco le principali voci del menu galattico che possiamo trovare nell’Universo.

 Una classificazione che tiene conto prevalentemente della morfologia delle galassie, grazie a quella che è stata chiamata sequenza di Hubble e che dagli anni ’20 è lo strumento standard per catalogare rapidamente questi affascinanti e complessi oggetti celesti.

 Tra tutte le caratteristiche galattiche, una delle più importanti è forse il colore: blu indica galassia attiva, rosso sta invece per passiva. Questo significa che le galassie blu stanno ancora producendo attivamente stelle, mentre quelle rosse hanno chiuso la loro “fabbrica stellare”.

 Ma quali sono i processi responsabili di questi due diversi destini galattici? Quando e perché una galassia si “spegne” e smette di far nascere nuove stelle?

 Si tratta di domande ancora senza risposta, in quella che è una delle principali questioni irrisolte dello studio dell’evoluzione galattica.

Ma ora un gruppo di astronomi guidati dall’Università della California potrebbe aver trovato la chiave per risolvere il mistero.

 I ricercatori hanno analizzato un campione di circa 70.000 galassie a partire dai dati di COSMOS UltraVISTA, catalogo che ricostruisce le distanze galattiche negli ultimi 11 miliardi di anni.

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 I risultati, pubblicati su Astrophysical Journal, mostrano una distinzione fondamentali tra processi esterni e processi interni che influenzano l’attività di produzione stellare nelle galassie.

 I meccanismi esterni comprendono il “trascinamento” di una galassia verso un più grande ammasso di galassie; oppure gli incontri gravitazionali con altre strutture galattiche e i loro densi ambienti circostanti, che ne strappano via del materiale stellare; o ancora, l’esaurimento delle riserve di gas freddi che alimentano le galassie e che sono essenziali per la produzione di nuove stelle.

 Per quanto riguarda i meccanismi interni, essi comprendono prevalentemente i buchi neri che divorano il materiale stellare direttamente dal cuore delle galassie; ma anche i cosiddetti “venti stellari”, flussi di gas elettricamente neutro o elettricamente carico emessi dall’atmosfera superiore di una stella, che “soffiano” via materiale dalla galassia ospite.

 Il team di ricerca ha passato in rassegna tutti questi fattori, potenziali “colpevoli” dello spegnimento delle galassie rosse. Mostrando che i processi esterni contribuiscono all’arresto della produzione stellare “soltanto” negli ultimi 8 miliardi di anni; prima di questo tempo, ovvero dalla nascita dell’Universo in poi, i meccanismi più rilevanti sono quelli interni.

 Questa analisi fornisce un’interessante interpretazione dei fenomeni che dominano l’evoluzione delle galassie nei diversi momenti cosmici. Resta ancora da individuare i singoli processi fisici responsabili del progressivo buio che sta investendo alcune delle galassie del nostro Universo.

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