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Bangladesh: si prepara un terremoto?


Un modello matematico e i dati satellitari rivelano enormi tensioni tra le placche: se dovessero scaricarsi tutte in una volta si avrebbe un sisma di magnitudo 9 e uno spostamento della crosta terrestre anche di 30 metri.


 

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Le conseguenze del terremoto e dello tsunami che colpirono l’Oceano Indiano nel 2004: il Bangladesh si trova lungo la stessa area di subduzione.

La possibilità di prevedere un terremoto in un dato luogo e in un determinato momento è ancora di là da venire, ma oggi esistono tecniche in grado di mostrare se un’area si trova nelle condizioni di poter produrre un sisma.

 Queste tecniche hanno permesso a ricercatori della Columbia University di ipotizzare che un gigantesco terremoto possa colpire il Bangladesh, la nazione con la maggior densità di popolazione al mondo: potrebbero essere almeno 140 milioni le persone coinvolte, più di due volte la popolazione italiana, nell’arco di un periodo di tempo che va da un giorno a qualche secolo.

A ipotizzare questo scenario si è giunti grazie a una serie di strumenti collegati ai satelliti che permettono di seguire anche i più piccoli spostamenti del suolo, e attraverso ciò risalire allo “stress” che si crea nello strato roccioso.

 I rilevamenti hanno permesso di capire che l’India si sposta verso nord-est ad una velocità di 46 millimetri all’anno, mentre il Bangladesh si muove verso est ad una velocità di 17 millimetri annui.

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L’area che potrebbe essere interessata da un sisma di magnitudine 9

Il Bangladesh, dunque, si trova in una complessa area geologica: da un lato scivola sotto (subduzione) il Myanmar (Birmania), dall’altra è sottoposto alle forze del movimento della penisola indiana.

 Il termine subduzione indica una zona dove una placca terrestre si infila sotto un’altra, generando enormi tensioni. Le aree di subduzione sono quelle dove si verificano i terremoti più violenti, come quello del 2004 in Oceano Indiano che causò (con il conseguente tsunami) la morte di 230.000 persone, e quello di Tohoku del 2011, in Giappone, quando persero la vita oltre 20.000 persone.

Il Bangladesh è attraversato dalla stessa fascia di subduzione che, ad oltre 1300 chilometri di diastanza, causò il sisma del 2004 in Oceano Indiano. Quest’area si scontra con il sistema di fratture più a nord, prodotte dalla spinta dell’India verso l’Asia – che ha causato l’innalzamento della catena himalayana. Fino agli anni più recenti, però, non si conoscevano con precisione le pressioni in gioco e i conseguenti movimenti.

Spiega Michael Steckel, geofisico al Lamont-Doherty Earth Observatory alla Columbia University e autore della ricerca: «Prima di oggi non conoscevamo lo stress cui è sottoposto il Paese, ma ora un modello della situazione e le nuove informazioni satelitari ci permettono di affermare che vi sono forze in gioco che potrebbero causare un terremoto di magnitudo da 8.2 a 9. Se tutta l’energia accumulata in questi anni dovesse liberarsi in un solo colpo, la superficie terrestre interessata dal sima potrebbe scivolare anche di 30 metri. Non possiamo dire se avverrà domani o fra 500 anni: non abbiamo dati di simili eventi nel passato né, per adesso, le conoscenze per elaborare modelli previsionali attendibili».

Non vi sono riferimenti a eventi di questo genere negli scritti storici dell’area. Si sa che nel 1762 un sisma causò la morte di 700 persone, e che a gennaio 2016 in India un terremoto di magnitudo 6.7 causò la morte di 20 persone, ma furono sismi non catastrofici. Purtroppo il Bangladesh non ha sviluppato un’edilizia antisismica, e se davvero dovesse verificarsi il terremoto prospettato dai ricercatori degli Stati Uniti, con l’intensità ipotizzata, sarebbe una reale catastrofe umanitaria.

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