Alien planetary system. Computer artwork of a star (centre) and its planets. The planet's shown here have a mass similar to Jupiter but orbit much closer to their sun, meaning they have a much hotter surface temperature and giving them the name Hot Jupiters.

Gioviani non troppo solitari


Kepler ha scoperto che la maggior parte degli hot jupiter studiati finora ha dei compagni di dimensioni variabili paragonabili a quelle della Terra e di Nettuno.


I dati collezionati negli ultimi quattro anni dalla missione Kepler evidenziano che i pianeti gioviani caldi non sono così solitari come ipotizzato in precedenza , anzi al contrario, avrebbero diversi ‘compagni planetari’ inaspettati.

La ricerca, condotta da un team di ricercatori dell’Università di Toronto e pubblicata lo scorso 10 luglio sull’ Astrophysical Journal, ha fornito una prova dell’esistenza di due tipi di ‘warm jupiters’ con storie evolutive differenti.

Il primo tipo è situato nelle vicinanze di un altro pianeta e ha  mantenuto la propria posizione nel corso del tempo mentre il secondo, è solitario ed è migrato dal luogo di origine. I gioviani caldi sono pianeti extrasolari di tipo gassoso, paragonabili ai giganti del Sistema Solare, che impiegano dai 10 ai 200 giorni per completare una singola orbita intorno alle loro stelle madri.

 La teoria  più accreditata ipotizza che questi giganti gassosi si siano formati nelle zone esterne dei loro sistemi planetari e che abbiano continuato a spostarsi in modo continuativo verso l’interno, fino ad ottenere le caratteristiche tipiche che li contraddistinguono. Durante la fase migratoria, qualsiasi altro pianeta vicino sarebbe stato allontanato dalla gravità da loro esercitata, una vera e propria espulsione dal sistema planetario.

Questa ipotesi è stata messa in discussione dagli astronomi canadesi che hanno analizzato i dati di Kepler scoprendo che 11 dei 27 pianeti studiati hanno compagni di dimensioni variabili paragonabili a quelle della Terra e di Nettuno. E non è tutto: il numero dei pianeti gioviani caldi con vicini più piccoli potrebbe essere addirittura maggiore, anche se per avere una stima precisa, bisognerà attendere le prossime indagini del cacciatore di esopianeti.

 “I nostri risultati suggeriscono che la maggior parte  dei pianeti gioviani caldi non possono  essere migrati fino alle  posizioni attuali in modo dinamico – ha sottolineato Chelsea Huang dell’Università di Toronto – siamo concordi nel pensare che si siano formati esattamente dove li vediamo oggi”.

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