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Il sesto senso? Lo abbiamo anche noi, ma è nascosto


Appartiene anche all’uomo se lo si intende non nell’accezione paranormale ma in quella biologica, ossia la capacità di rilevare i campi magnetici. Ad affermarlo è uno scienziato del California Institute of Technology.


Secondo Joe Kirschvink, scienziato e ricercatore presso il California Institute of Technology, un nuovo tipo di esperimento avrebbe finalmente consentito di trovare prove a carico del fatto che anche gli esseri umani possiedono il sesto senso. Il sesto senso di cui parla Kirschvink non è un’abilità paranormale ma biologica e diffusa nel regno animale, ad esempio tra gli uccelli, gli insetti e altri mammiferi che la utilizzano durante le fasi migratorie o per costruire i propri nidi. Nel caso di animali e insetti questa è una facoltà ormai assodata, anche se non è chiaro come funzioni la cosiddetta magnetoricezione. Secondo una scuola di pensiero il campo magnetico terrestre innescherebbe delle reazioni a livello atomico in proteine chiamate criptocromi. Altri invece suggeriscono la presenza nel corpo di cellule che contengono piccoli “compassi” formati da molecole di magnetite, un minerale noto in natura. In nessuno dei due casi è stata però fino ad ora travata evidenza scientifica.

Kirschvink propende più per la seconda ipotesi, ma il suo obiettivo di ricerca era soprattutto di provare l’esistenza di questa capacità negli esseri umani, visto che in passato gli esperimenti non sono mai risultati replicabili a causa di interferenze magnetiche.

Nel nuovo esperimento, che si è svolto sottoterra, due piani sotto l’edificio del California Institute of Technology, Kirschvink ha dunque costruito una gabbia di Faraday, una sorta di piccola stanza in alluminio che elimina tutte le interferenze magnetiche secondarie. All’interno della gabbia è stato quindi posto un soggetto collegato a una macchina per EEG (elettro-encefalo-gramma). Lo scopo infatti era di rilevare la presenza di reazioni alla rotazione dei campi magnetici.

Applicando un campo magnetico e facendolo ruotare sono stati rilevati crolli nelle onde alfa. “La soppressione di onde alfa, in ambito EEG, è associato all’elaborazione da parte del cervello: alcuni neuroni reagivano in risposta al campo magnetico, l’unica variabile dell’esperimento”, ha spiegato Kirschvink. Inoltre la risposta neurale arrivava con un ritardo di alcune centinaia di millisecondi, che secondo lo scienziato suggerirebbe una risposta attiva del cervello. “Un campo magnetico può indurre correnti elettriche nel cervello che potrebbero mimare un segnale EEG, ma questa reazione sarebbe immediata”, ha spiegato.

Risposte di questo tipo sono state rilevate ruotando il campo magnetico in senso antiorario oppure verso il basso, mentre una rotazione in senso orario o una torsione verso l’alto non hanno prodotto alcuna reazione, un comportamento che potrebbe dipendere dalla polarità della nostra bussola magnetica interna, stando a quanto affermato da Kirschvink.

C’è comunque ancora molto da lavorare: queste sono solo alcune spiegazioni basate su risultati preliminari raccolti su 24 soggetti, ma lo staff di ricercatori dovrà effettuare molti altri esperimenti ed elaborare i dati in un vero articolo scientifico, inoltre Kirschvink sta collaborando con altri laboratori in Giappone e Nuova Zelanda proprio per verificare la replicabilità di questi risultati, ma potremmo essere sulla strada buona per provare finalmente l’esistenza di quello che secondo lo scienziato potrebbe addirittura essere stato il nostro primo senso.

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