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Com’era il verso del dinosauro?


Secondo uno studio di alcune università americane i versi dei dinosauri erano più simili a quelli degli attuali uccelli che ai ruggiti da leone.


È dal 1993 che il ruggito del tirannosauro di Jurassic Park riecheggia come uno dei suoni più iconici nel mondo del cinema. Non a caso uno dei tre Oscar vinti dal film venne assegnato proprio al sonoro. Eppure, anche stavolta, ecco che la scienza stravolge il quadro consegnatoci dalla cultura popolare, avvicinandolo al mondo naturale che ci circonda. Perché, più che ruggire, molto probabilmente T. rex e simili emettevano fischi, grida e suoni a bassa frequenza.

Per giungere a tali conclusioni, un gruppo di scienziati – delle università di Texas, Arizona, Utah e Canada – ha tracciato i comportamenti vocali dei volatili nel corso della propria storia evolutiva. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Evolution.

Com’è noto, gli uccelli tutti discendono dai dinosauri. Per poter andare a ritroso, quindi, si è pensato di partire campionando i versi di animali contemporanei. I suoni sono poi stati divisi in vari gruppi a seconda della tipologia.

Ebbene, 52 – cioè circa un quarto – delle 208 specie di uccelli analizzate emetteva suoni a bassa frequenza, gonfiando la gola. Cosa che i piccoli uccelli (come i passeri e i fringuelli) non fanno, a differenza di quelli di taglia maggiore (tipo colombi, struzzi e i casuari). Di conseguenza, a detta dei ricercatori, i dinosauri più grandi potrebbero aver mostrato tali abilità vocali.

“Guardare la distribuzione delle vocalizzazioni a bocca chiusa negli uccelli tuttora esistenti potrebbe dirci come vocalizzassero i dinosauri” sottolinea in un comunicato ufficiale Chad Eliason, biologo dell’Università del Texas.

“I nostri risultati mostrano che le vocalizzazioni a bocca chiusa si sono evolute almeno 16 volte negli arcosauri, un gruppo che include uccelli, dinosauri e coccodrilli. È interessante notare che solo gli animali con dimensioni corporee relativamente larghe (da quelle di un colombo in su) ricorrano a un comportamento di vocalizzazione a bocca chiusa” spiega il coautore della pubblicazione.

Poiché i dinosauri presentano sia tratti dei coccodrilli che (soprattutto) degli uccelli, è probabile che agissero vocalmente come questi ultimi, soprattutto per la difesa del territorio e nei rituali di corteggiamento. È in tali occasioni che i suoni profondi vengono prodotti.

A complicare il lavoro dei ricercatori ha provveduto il fatto che gli organi vocali degli animali estinti – costituiti di tessuti soffici – non si siano fossilizzati. Poiché gli uccelli hanno una siringe al posto delle corde vocali, si ritiene che lo stesso valesse per i rettili dominanti. Conclusioni che rendono più credibili i versi dei Velociraptor di celluloide rispetto ai ruggiti di sua maestà T. rex.

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