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Plutone verso l’allineamento


Appuntamento al 2018 per l’incontro tra il pianeta nano e la Linea dei Nodi, un evento raro che si ripresenterà dopo più di un secolo. Il fenomeno utile per approfondire gli studi sulla superficie del corpo celeste.


Ad appena un anno dalla scoperta, nel 1931, il suo cammino ha incrociato la cosiddetta Linea dei Nodi, vale a dire l’intersezione tra il piano dell’orbita della Terra e l’orbita di un pianeta. Stiamo parlando di Plutone, il pianeta nano raggiunto poco più di un anno fa dalla sonda New Horizons della NASA, che il 12 luglio 2018, dopo 87 anni, incontrerà di nuovo la Linea dando vita ad un allineamento pressoché perfetto con la Terra e il Sole. Data l’eccentricità dell’orbita del ‘re’ della Fascia di Kuiper, la circostanza è piuttosto rara e dopo il 2018 bisognerà attendere addirittura 161 anni – quindi, il 2179 – perché si ripresenti.

Questi movimenti rientrano nell’ambito delle ‘opposizioni’, fenomeni che si verificano quando i pianeti appaiono in posizione opposta rispetto a quella del Sole. In questo stato, che Plutone e le sue lune hanno vissuto lo scorso 8 luglio, il pianeta in questione e il Sole si trovano allineati con la Terra in mezzo a loro. In alcuni casi, le opposizioni si verificano quando il corpo celeste è vicino alla Linea dei Nodi e si trova in un allineamento quasi perfetto con la Terra e il Sole, proprio la condizione che caratterizzerà Plutone tra due anni.

Gli studiosi si sono particolarmente interrogati sul primo allineamento noto dell’ex nono pianeta del Sistema Solare, per comprendere se, ad esempio, nel 1930 l’imminenza di tale configurazione può aver aiutato l’astronomo Clyde Tombaugh a scoprire Plutone. Infatti, in prossimità dell’opposizione, i corpi celesti tendono a diventare più luminosi.

Una risposta può giungere dal cosiddetto ‘effetto opposizione’, che caratterizza particolarmente la superficie dei pianeti e comporta l’aumento, spesso molto marcato, della luce solare riflessa. Questo effetto, inoltre, è correlato alla diminuzione dell’angolo di fase solare (l’angolo tra il Sole e la Terra visto dal pianeta) fino allo zero.

L’effetto opposizione, secondo la comunità scientifica, può essere utile per analizzare la superficie di un pianeta e le sue proprietà, come la porosità, misurando i cambiamenti nella riflettività mentre gli angoli diventano sempre più piccoli. Questo modus operandi è stato utilizzato anche con Plutone, integrando i dati raccolti da New Horizons ad angoli di fase più ampi con quelli acquisiti da telescopi sulla Terra ad angoli di fase ridotti.

Gli astronomi stanno quindi ‘affilando’ gli strumenti in vista dell’appuntamento del 2018, per scoprire ulteriori particolari delle superfici del pianeta nano e delle sue lune.

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Plutone rispetto alla Linea dei Nodi nel 1931 e nel 2018

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