Ecco come si frammentano i supercontinenti


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Vista del margine occidentale dell’Australia: la sua topografia testimonia l’avvenuta separazione in una porzione interna poco profonda e una esterna profonda. I margini esterni sono stati caratterizzati da un intenso vulcanismo.

La scissione dei supercontinenti avviene con un processo in due fasi: la separazione dei due frammenti è abbastanza rapida e avviene dopo un lungo e lentissimo processo di “stiramento”. E’ questo il modello che emerge dall’analisi di chilometri di tracciati sismografici e dall’elaborazione di nuove simulazioni al computer riportati in un nuovo studio che risolve un rompicapo che durava da molti anni.

La storia geologica del nostro pianeta è stata caratterizzata da una complessa dinamica dei continenti, che in alcune epoche si unirono per formarne uno più grande, mentre in altre occasioni enormi supercontinenti si separarono in parti più piccole. Ora un nuovo studio pubblicato su “Nature” da un gruppo di ricercatori del German Research Centre for Geosciences, in collaborazione con il gruppo di ricerca australiano EarthByte, ha chiarito i meccanismi sottostanti alla scissione dei continenti.

Con l’aiuto di dati sismici e sofisticate simulazioni al computer, gli autori hanno scoperto che il processo si verifica in due fasi distinte: nella prima il supercontinente gradualmente e lentamente “si stira”, mentre al suo centro si forma una frastagliata vallata tettonica. Poi, dopo milioni di anni di tensione continua della crosta terrerese, iniziano la separazione dei frammenti, che lascia spazio all’oceano nello spazio in mezzo.

“Le placche tendono a spostarsi piuttosto lentamente perché poggiano su un mantello molto viscoso”, ha spiegato Dietmar Müller, coautore dello studio. “Tuttavia, nel corso della storia della Terra, vi sono state molte occasioni in cui le placche hanno improvvisamente accelerato, producendo la scissione di un supercontinente; questo processo è rimasto un rompicapo per decenni, poiché questo comportamento non può essere conciliato facilmente con i nostri modelli del moto delle placche”.

Ma una semplice analogia aiuta a spiegare perché le placche possano accelerare improvvisamente. “Immaginiamo di stendere un grosso pezzo di pasta per la pizza: inizialmente occorre una grande forza, perché la pasta resiste alle forze che la tendono”, ha continuato Müller. “Ma se si persiste, si arriva a un punto in cui la pasta diventa abbastanza sottile da permettere la rapida e facile separazione di due pezzi: lo stesso principio si applica ai continenti una volta che la connessione tra di loro si è assottigliata abbastanza”.

La validazione sperimentale di questo modello intuitivo ha richiesto un laborioso compito di analisi di migliaia di chilometri di profili sismografici al fine d’individuare le aree in cui i continenti sono stati fortemente stirati durante uno di questi distacchi. I ricercatori hanno anche dovuto progettare appositamente le simulazioni al computer in grado di verificare in modo indipendente le loro ipotesi.

Il processo di separazione porta a una segmentazione dei margini, caratterizzati da rapidi fenomeni di subsidenza e intenso vulcanismo”, ha concluso Sascha Brune, coautore dello studio. “Il risultato è l’immersione del margine nel mare”.

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