I robot stanno per diventare “persone elettroniche”?


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Un gruppo di lavoro della Commissione Europea sta lavorando a un documento che contiene la proposta di dare uno status giuridico ai robot, per evitare eventuali vuoti normativi.


È uno scenario che aveva già anticipato Isaac Asimov, nel finale del suo Uomo bicentenario: Andrew, il robot protagonista del racconto, riesce finalmente prima di morire a ottenere il tanto agognato status giuridico di essere umano. Naturalmente, non siamo ancora arrivati a tanto – né è in programma qualcosa di simile – ma il la necessità di dare uno status giuridico alle macchine sta diventando una questione sempre più dibattuta e impellente. Tanto che un gruppo di lavoro della Commissione Europea, coordinato dalla parlamentare lussemburghese di centrosinistra Mady Delvaux, sta lavorando a un documento (qui la bozza) che contiene, per l’appunto, la proposta di dare uno status giuridico ai robot per avere leggi più chiare ed evitare pericolosi vuoti normativi (impossibile non pensare, per esempio, al primo incidente mortale in cui era coinvolta un’auto a guida automatica). Il documento (in cui, tra le altre cose, sono citati Frankenstein di Mary Shelley, il mito di Pigmalione e, per l’appunto, le tre leggi della robotica di Isaac Asimov), prevede la definizione di robot come “persone elettroniche” e la creazione di un’Agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale.

Tutti i tipi di robot, stando alla proposta di Delvaux, saranno oggetto di studio da parte del gruppo di lavoro: da quelli industriali a quelli di servizio (aspirapolveri, frigoriferi intelligenti) e chirurgici, fino ad arrivare a droni, automobili e intelligenza artificiale.

“Gli androidi”, ha detto Delvaux, “sono la nostra ultima preoccupazione, dato che per ora sono per lo più localizzati in Giappone. Sappiamo dove inizieremo ma non sappiamo dove andremo a finire”. La necessità di una regolamentazione, secondo la parlamentare, è abbastanza urgente: “Abbiamo bisogno di una nuova legislazione europea. Si tratta anche di una questione di responsabilità, di protezione dei dati personali e di prevenzione rispetto all’hacking. Per esempio, i robot industriali sono già coperti dalla direttiva relativa alle macchine, ma essa non comprende l’intelligenza della macchina. Abbiamo bisogno di testare i robot di più per capire come si comportano e quali sono i rischi della loro interazione con gli esseri umani. Infine, ci occuperemo della parità di accesso. Se i robot rendono davvero la vita più facile, dobbiamo fare in modo che tutte le persone se li possano permettere. Il Parlamento Europeo sarà il primo al mondo a discutere e creare un quadro giuridico di questo tipo”.

Uno dei punti più delicati del documento, naturalmente, riguarda la definizione stessa di robot intelligente (smart, nell’originale). Per formulare una definizione comune e coerente, il legislatore propone di prendere in considerazione quattro caratteristiche: la capacità di acquisire autonomia tramite sensori e/o scambio di dati con l’ambiente circostante e analisi di tali dati; la capacità di apprendere attraverso l’esperienza e l’interazione; la forma del supporto fisico del robot; la capacità di adattare il proprio comportamento e le proprie azioni all’ambiente circostante. Dopo aver formulato una definizione e uno schema per la classificazione delle macchine, i legislatori dovranno concentrarsi sulla stesura di un codice che regolamenti, per esempio, la responsabilità delle macchine nei casi di danni alla proprietà altrui, o le modalità di accertare un legame di causa-effetto tra il comportamento di un robot e un danno provocato. Un altro aspetto importante riguarda l’accesso al codice sorgente delle macchine, che, nell’idea dei legislatori, “dovrebbe essere disponibile ogni qual volta necessario per indagare sulle dinamiche degli incidenti causati dai robot”.

E ancora: se una macchina crea un’opera d’arte, o un software, chi può riscuoterne i proventi? “Dovranno essere messi a punto”, continua la bozza, “dei criteri che regolamentino la ‘creazione intellettuale’ di opere prodotte da computer o robot che possono essere coperte da diritto d’autore”. Il documento, infine, getta le basi per un codice etico di condotta rivolto a ricercatori, ingegneri, progettisti e designer che operano nel campo della robotica, affinché seguano quattro principi fondamentali che in qualche modo ricordano le famosi leggi di Asimov: beneficienza (“Ogni robot dovrebbe agire nell’interesse degli esseri umani”), non-malvagità (“La dottrina del ‘non colpire per primo’, secondo la quale i robot non possono far del male agli esseri umani”), autonomia (“Capacità di prendere una decisione informata e non coatta durante le interazioni”) e giustizia (“Un’equa distribuzione dei benefici associati alla robotica e accesso paritario ai servizi offerti dai robot, in particolare in ambito domestico e sanitario”).

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