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L’effetto marziano della CO2


Non sarebbero state formate dall’erosione dell’acqua le “gole” marziane. Un nuovo studio su Geophysical Research Letter confermerebbe alcuni modelli che imputerebbero questa formazione alla sublimazione dell’anidride carbonica ghiacciata.


Gli scienziati usano il termine “gully“, ossia canale, per tutte quelle caratteristiche presenti sul Pianeta Rosso che condividono tre aspetti: un incavo superiore, un canale ed un ventaglio di materiale depositato alla fine.

I calanchi, a loro volta, possono essere caratterizzati dalle Recurring Slope Lineae (RSL), striature scure transitorie ritenute la prova che qualcosa, sotto forma di sali idrati, ancora scorre su Marte.

Questi canaloni sono una caratteristica diffusa e comune sulla superficie di Marte, maggiormente presenti tra i 30 e i 50 gradi di latitudine in entrambi gli emisferi settentrionale e meridionale ed in genere sui pendii che si affacciano verso i poli. Sulla Terra, canaloni simili vengono formati dallo scorrere dell’acqua ma, nelle condizioni attuali, sulla superficie di Marte l’acqua liquida è solo transitoria ed in piccole quantità.

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Allora, i ricercatori della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory (APL) hanno esaminato ad alta risoluzione almeno 100 siti con canali. I dati raccolti dal Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (CRISM) sono stati poi correlati con le immagini di alta risoluzione del High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) e della Context Camera (CTX). I risultati non hanno mostrato alcuna prova mineralogica di abbondante acqua allo stato liquido o suoi derivati, suggerendo che alla base devo esserci meccanismi diversi di formazione, come ad esempio gelo e disgelo di anidride carbonica.

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In alto i calanchi marziani visti da HiRISE del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. In basso le stesse formazioni viste con lo strumento CRISM.

Sulla Terra e su Marte, sappiamo che la presenza di fillosilicati, argille o di altri minerali idrati, indica la formazione di acqua allo stato liquido“, ha detto Jorge Núñez dell’APL, autore principale della ricerca pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters.

Nel nostro studio non abbiamo trovato alcuna evidenza di argille o minerali idrati nella maggior parte dei calanchi che abbiamo studiato, essi erano formati per lo più da detriti erosi da antiche rocce, esposti e trasportati in basso, piuttosto che modificati di recente da acqua liquida“.

Altri ricercatori hanno creato modelli computerizzati che mostrano come la sublimazione stagionale del biossido di carbonio congelato è in grado di creare gole simili a quelle osservate su Marte e come la loro forma può imitare i tipi di calanchi che creerebbe invece l’acqua liquida. Il nuovo documento non fa altro che supportare tali modelli.

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