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Ecco le malattie che viaggiavano sulla Via della Seta


Nella più grande e antica via commerciale della storia, i viaggiatori portavano fuori dalla Cina anche molte malattie. Lo svela uno studio dell’Università di Cambridge.


I viaggiatori che si spostavano lungo la Via della Seta portavano a ovest, dalla Cina, non solo tessuti, ma anche malattie. Alcune canne di bambù avvolte da stracci sudici sono state riconosciute come bastoncini per l’igiene personale vecchi di 2000 anni. Questi oggetti erano usati all’atto di defecare e, per questo, gli scienziati hanno prelevato alcuni campioni di feci dagli antichi strumenti e li hanno analizzati nei laboratori dell’Università di Cambridge, dove hanno trovato tracce di uova appartenenti a quattro tipi di parassiti: Clonorchis sinesis, un verme che attacca il fegato e causa la cosiddetta distomatosi epatica, il nematode Ascaris lumbricoides, il tricocefalio Trichuris trichiura e la tenia (Taenia). La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Archaeological Science: Reports.

“Quando ho visto per la prima volta le uova di Clonorchis al microscopio, ho subito capito che avevamo fatto una scoperta epocale” ha spiegato Hui-Yuan Yeh, ricercatore dell’Università di Cambridge. “Il nostro è il primo studio che fornisce una prova archeologica del fatto che i viaggiatori della Via della Seta portavano con loro, attraverso lunghe distanze, una serie di malattie infettive.”

Copia di viadellasetamappa

I viaggiatori della seta erano soliti fermarsi in stazioni di rifornimento dove potevano rifocillarsi e fare i loro bisogni. Si tratta di vere e proprie oasi indispensabili per sopravvivere all’attraversamento del Bacino del Tarim, una zona arida occupata prevalentemente dal deserto del Taklamakan, chiamato dai cinesi il “deserto della morte”. Alcuni di quei siti si sono conservati abbastanza da permettere agli archeologi di estrarre materiale organico da analizzare. In particolare, gli scienziati di Cambridge hanno esaminato la grande stazione di Xuanquanzhi, datata all’epoca della dinastia Han (tra il 206 a.C. e 220 d.C.), i cui scavi terminarono oltre vent’anni fa. Il Clonorchis non poteva essere endemico di quel posto perché si trattava di una zona troppo arida.

Di qui la prova che il verme viaggiava con i suoi ospiti umani. L’ambiente favorevole più vicino alla stazione di Xuanquanzhi (nella città di Dunhuang) si trova molto lontano, a 1500 chilometri di distanza, mentre l’habitat ideale si trova a 2000 chilometri di distanza, nella provincia di Guandong.

Le canne di bambù usate nella stazione come “carta igienica” sono state prelevate con cura da Piers Mitchell, uno dei massimi esperti di malattie dell’antichità a Cambridge. “Per la prima volta sappiamo che il Clonorchis si è diffuso attraverso la Via della Seta, e in base a questa prova possiamo dedurre che altre malattie parassitarie hanno seguito la stessa strada”, ha commentato lo scienziato. Secondo l’esperto, la scoperta ha una fondamentale importanza dal punto di vista storiografico perché, sebbene fosse ipotizzato da tempo che ufficiali governativi, soldati e mercanti che si spostavano verso il Medio Oriente o nell’area Mediterranea potessero aver portato con loro malattie dalla Cina, finora non c’era stata nessuna prova ufficiale.

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