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L’universo bambino visto da Ligo


Secondo uno studio della Kyoto University, le onde gravitazionali catturate nel settembre 2015 potrebbero essere state emesse dalla fusione di due buchi neri primordiali.


Mentre Einstein lavorava alla sua Teoria della Relatività Generale, le onde gravitazionali saltate fuori dalle sue equazioni, e della cui esistenza lo stesso genio tedesco era all’inizio scettico, erano già in viaggio da più di un miliardo di anni. Generate dall’abbraccio fatale tra due buchi neri e captate per la prima volta nel settembre 2015 dalle Collaborazioni LIGO e VIRGO, hanno spalancato una nuova finestra sul Cosmo. E adesso potrebbero spingerci ancora più indietro nel tempo di quanto ipotizzato finora dagli scienziati di LIGO e VIRGO. Fino ai primordi dell’Universo.

Ne è convinto un team di astrofisici giapponesi della Kyoto University che, in uno studio appena pubblicato sulle Physical Review Letters (PRL), ipotizza che i due buchi neri che hanno fatto vibrare il tessuto elastico dello spazio-tempo possano essere, in realtà, entità primordiali, originatesi subito dopo il Big Bang.

Un’ipotesi affascinante, che getta un cono di luce in uno spicchio di Universo, quello primordiale, ancora in gran parte inesplorato. Le onde gravitazionali – la cui esistenza è stata annunciata al mondo l’11 febbraio 2016 – potrebbero, infatti, rappresentare un nuovo tipo di messaggero per risalire indietro nel tempo fino all’universo bambino. «Queste onde gravitazionali sono state generate dalla fusione di due buchi neri con una massa pari a circa 30 volte quella del Sole.

È estremamente raro – spiega Takahiro Tanaka, uno degli autori dello studio – che buchi neri di questa massa si formino nell’Universo attuale».

Per questo, gli autori della ricerca ipotizzano che si tratti, invece, di oggetti celesti risalenti alle origini dell’Universo. Oggetti la cui genesi è differente dai buchi neri che si formano, ad esempio, dal collasso gravitazionale di stelle particolarmente massicce. La fusione tra buchi neri potrebbe non essere un fenomeno raro nel Cosmo. E, ora che gli scienziati hanno occhi nuovi per osservare questi fenomeni, attraverso le increspature dello spazio-tempo teorizzate un secolo fa da Einstein, potrebbero aprire nuovi scenari nell’esplorazione del Cosmo.

«I modelli teorici sulle origini dell’Universo sono ancora dibattuti. Alcuni di essi – aggiunge Tanaka – predicono l’esistenza di buchi neri primordiali. Così, la loro scoperta potrebbe fornire importanti indizi sui primi giorni di vita dell’Universo»

Se l’ipotesi degli scienziati giapponesi dovesse essere confermata dai futuri dati sperimentali, sarebbe la prima volta che gli scienziati osservano direttamente dei buchi neri primordiali. Cannibali cosmici, grazie ai quali, secondo le teorie più accreditate, l’Universo oggi non sarebbe come lo conosciamo. E le prime galassie, probabilmente, non avrebbero potuto nemmeno formarsi.

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