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GPS per viaggi interstellari


Uno studio della Leicester University e del National Physical Laboratory mostra che le pulsar possono essere utilizzate per acquisire una posizione nello spazio con un precisione di 2 chilometri.


Passi avanti per il futuro della navigazione nello spazio profondo. In uno studio congiunto della Leicester University e del National Physical Laboratory  viene mostrato un metodo che utilizza i raggi X emessi dalle pulsar per individuare la posizione di una navicella nello spazio, con una precisione di 2 chilometri.

Le pulsar emettono radiazione sia  sotto forma di raggi X che di altre onde elettromagnetiche e in alcune di esse emettono radiazioni in modo talmente regolare con la precisione di un orologio atomico, tanto da poter essere utilizzate come un vero e proprio sistema di navigazione spaziale.

Gli scienziati hanno progettato un telescopio a raggi X in grado di agganciare il segnale delle pulsar e calcolarne la posizione. Il team si è concentrato sullo sviluppo di un telescopio sufficientemente piccolo  e leggero da poter essere installato facilmente  a bordo di un veicolo spaziale come parte del sistema di navigazione.

Le conclusioni della ricerca mostrano che ad una distanza di 30 unità astronomiche – più o meno quella che separa la Terra da Nettuno – se si prende come punto di riferimento la pulsar denominata PSR B1937+21 e la si osserva  per  un tempo che va da 10 ore a un’ora  l’accuratezza della posizione è tra i 2 e i 5 chilometri rispettivamente.

Se invece si prendono in considerazione tre pulsar è possibile identificare un punto in 3D nello spazio con una precisione di 30 chilometri.

Questa tecnica rappresenta un netto miglioramento dei metodi di navigazione attuali applicati dal Deep Space Network (DSN) e dello European Space tracking (ESTRACK) di rete in quanto entrambi sono in grado di seguire un numero ristretto di sonde alla volta, limitando le manovre eseguibili contemporaneamenteda più oggetti. Un ulteriore vantaggio, sta nel fatto di poter stabilire un contatto con le sonde in un tempo più breve: un aiuto di fondamentale importanza per tutte quelle missioni che operano al di fuori del Sistema Solare.

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