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Eco dei fast radio burst: e se fossero buchi neri?


Un team di astrofisici della Johns Hopkins University propone un nuovo modello che utilizza i Fast Radio Burst, lampi radio veloci associati a catastrofi cosmiche, per svelare la natura della materia oscura. Che sarebbe costituita da buchi neri primordiali.


Prendiamo due tra i più affascinanti enigmi del nostro Universo. Il primo è la materia oscura, l’ineffabile componente invisibile del cosmo che secondo recenti stime costituirebbe quasi il 90% della massa presente nell’Universo; il secondo, meno noto ma altrettanto misterioso, è il fenomeno dei Fast Radio Burst (FRB), “lampi radio veloci” dall’origine ancora sconosciuta che gli astrofisici considerano il risultato di catastrofi cosmiche, come l’esplosione di supernove.

Che cosa hanno in comune materia oscura e FRB? Apparentemente nulla, se non appunto l’essere entrambi capitoli ancora irrisolti della moderna astronomia.

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 Eppure un gruppo di scienziati della Johns Hopkins University ha proposto per la prima volta un legame tra questi due misteri così distanti, sostenendo addirittura che l’uno potrebbe aiutare a risolvere l’altro.

 In un articolo pubblicato su Physical Review Letters, il team di ricerca sostiene infatti che i lampi radio estremamente brillanti e veloci catalogati come FRB sarebbero in grado di ‘smascherare’ la materia oscura, fornendo indizi sul suo principale ingrediente. Che, sempre secondo gli astrofisici della Johns Hopkins, sarebbe una particolare categoria di antichi buchi neri: i cosiddetti primordial black holes.

Questi buchi neri primordiali sono in realtà oggetti celesti ‘ipotetici’, che non sarebbero stati formati dal collasso gravitazionale di una stella bensì dall’estrema densità della materia presente durante l’espansione iniziale dell’Universo.

 Poco dopo il Big Bang, questi primi buchi neri avrebbero creato delle distorsioni nell’Universo appena nato, che sarebbe stato ancora troppo caldo perché la materia ordinaria riuscisse a condensarsi fino a formare stelle. Al contrario la materia oscura, interagendo solo a livello gravitazionale, sarebbe riuscita ad aggregarsi per poi collassare proprio nei buchi neri primordiali, che avrebbero a loro volta distribuito il seme gravitazionale in grado di far aggregare la materia.

 Questa ipotesi, già elaborata nei mesi scorsi come una sorta di ‘misterioso legame’ con le onde gravitazionali rilevate dall’esperimento LIGO, trova ora per la prima volta una formulazione indipendente: ed ecco che entrano in gioco i Fast Radio Burst.

 Osservati per la prima volta quindici anni fa, questi flash a frequenza radio durano solo poche frazioni di secondo e prima di poter essere registrati sulla Terra – evento rarissimo – viaggiano per enormi distanze attraverso il cosmo.

 È quindi molto probabile che nel corso di questo lungo viaggio attraversino un buco nero, e nella fattispecie un buco nero primordiale. Portando dritta dritta sul nostro pianeta la prova dell’esistenza della materia oscura.

 Se tutto ciò potrebbe apparire come pura speculazione teorica, gli astrofisici della Johns Hopkins University sono invece convinti che gli ‘echi’ dei Fast Radio Burst siano la strada giusta per dimostrare che la materia oscura è fatta da buchi neri primordiali.

 Il loro modello è quindi pronto per essere testato dai dati che nei prossimi anni saranno ottenuti dai nuovi cacciatori di FRB, come il Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment. Dimostrando così, forse, che un enigma cosmico può davvero aiutare a risolverne un altro.

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