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L’oggetto celeste più pericoloso


È un buco nero? Una supernova? No è una cometa, quella che ogni agosto ci regala le stelle cadenti di San Lorenzo!


Lo Spazio è fitto di cose spaventose. Buchi neri, lampi di raggi gamma, esplosioni di supernove: oggetti che liberano energie inimmaginabili, capaci di inghiottire stelle, arrostire pianeti e causare estinzioni di massa ad anni luce di distanza. Eppure per il trailer della prossima (improbabile) Apocalisse non serve andare così lontano. Basta sdraiarsi su una spiaggia e guardare il cielo, la notte di San Lorenzo.

Chiariamo: le stelle cadenti di per sè sono del tutto innocue. La nube di polvere che causa le lacrime di San Lorenzo o più propriamente Perseidi, quest’anno particolarmente spettacolari, è fatta di particelle grandi come un granello di sabbia, al massimo quanto una biglia. Piombano su di noi a decine di km al secondo, ma non arriveranno mai al suolo: si arroventano molto prima all’attrito con l’atmosfera, e si disintegrano quando sono ancora a 80mila metri di altezza.

Ciò nonostante, la prossima volta che ne vedete una ed esprimete un desiderio, potrebbe essere una buona idea sussurrare non estinguere la vita sulla Terra, grazie. Le Perseidi avvengono quando ad agosto la Terra incontra la scia di polvere lasciata dalla cometa 109P/Swift-Tuttle. La cometa vera e propria entra nelle vicinanze dell’orbita terrestre solo ogni 133 anni (l’ultima volta nel 1992). Ma può arrivare fino a poche centinaia di migliaia di km dalla Terra. E se qualcosa modifica la sua orbita, rischia di colpirci. L’orbita di 109P/Swift-Tuttle è infatti perturbata dalle sue interazioni con i pianeti del Sistema Solare, in particolare Giove (con cui è in risonanza: la cometa compie un’orbita ogni 11 orbite del gigante gassoso), e questo rende difficile predire il suo comportamento a lungo termine. È stata proprio l’interazione con Giove a rendere più denso lo sciame delle Perseidi quest’anno. Conosciamo altri tre asteroidi capaci di avvicinarsi in modo altrettanto pericoloso alla Terra, ma sono piccoli: poche centinaia di metri. Potrebbero distruggere una città o causare maremoti, ma nient’altro.

Swift-Tuttle su Europa

Se 109P/Swift-Tuttle cadesse sulla Terra, sarebbero invece guai molto seri. Catastrofico è un ridicolo eufemismo per un impatto con 109P/Swift-Tuttle. La cometa ha un diametro di circa 25 chilometri, più del doppio del meteorite che (anche se forse non da solo) ha estinto i dinosauri. E piomberebbe quattro volte più veloce. In totale 109P/Swift-Tuttle rilascerebbe un’energia ventotto volte superiore a quella dell’impatto di fine Cretaceo. Dimenticatevi film ottimisti come Armageddon o Deep Impact, del tutto patetici al confronto: schiantarsi con 109P/Swift-Tuttle sarebbe di gran lunga uno dei disastri più terribili nella storia della vita sulla Terra. Lo scenario di una estinzione quasi completa, con una biosfera ridotta a batteri e pochi altri organismi, è plausibile. Solo il cratere avrebbe un diametro di circa 400 chilometri, gettando milioni di tonnellate di materiale nell’atmosfera che oscurerebbero il Sole e sconvolgerebbero il clima.

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È questa combinazione unica di dimensioni e orbita che rende 109P/Swift-Tuttle l’oggetto più pericoloso conosciuto dall’umanità. Dobbiamo andare in panico? Con molta calma. I calcoli mostrano che saremo di certo tranquilli fino al 15 settembre 4479 – quel giorno, 109P/Swift-Tuttle arriverà vicino alla Terra: circa 6 milioni di km. Il margine di errore lascia una probabilità su un milione che ci colpisca. Minuscola, certo: ma è cinque volte più probabile dell’essere colpiti da un fulmine in un anno, per esempio. Se -come è plausibile- andrà tutto bene, qualche rischio nei passaggi successivi rimane. Gli astronomi prevedono un rischio di impatto dello 0,000002% a ogni orbita. Pochissimo – probabilmente 109P/Swift-Tuttle non colpirà mai la Terra, in futuro – ma non completamente insignificante: corrisponde a più di una probabilità su 7mila di impatto nel prossimo milione di anni.

In ogni caso, abbiamo migliaia di anni per prepararci: stiamo iniziando adesso, con i programmi di monitoraggio degli asteroidi firmati Nasa. La prossima estate, quando vi abbracciate sotto le stelle cadenti, potrete gustare in assoluta tranquillità il brivido di vedere l’affascinante anteprima di una (possibile) fine del mondo.

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